• Articolo Aqaba, 11 settembre 2017
  • La Giordania si lancia sull’agricoltura nel deserto

  • Con fondi UE e norvegesi parte un programma di sperimentazione dell’agricoltura nel deserto africano, che combina rinnovabili e acqua salata

agricoltura nel deserto

 

Innovativo esperimento di agricoltura nel deserto

 

(Rinnovabili.it) – In una cerimonia che ha visto la presenza di Haakon, il principe ereditario di Norvegia e del re Abdullah di Giordania, la settimana scorsa si è svolta l’inaugurazione della stazione di lancio del Sahara Forest Project, un programma sperimentale di agricoltura nel deserto appena fuori dalla città portuale di Aqaba. L’impianto utilizzerà sole, acqua salata e tre ettari di deserto per produrre cibo, acqua dolce ed energia pulita. I fondi, 750 milioni di euro, vengono principalmente da Unione Europea e governo norvegese, partner pubblici di un consorzio composto anche da investitori privati. Sia i governi che le imprese sono molto interessati agli sviluppi di una sperimentazione che potrebbe aprire prospettive interessanti per la produzione alimentare nelle zone con climi e terreni che l’hanno sempre scoraggiata.

Il Ministro dell’Ambiente norvegese, Vidar Helgesen, non ha risparmiato le lodi per il progetto:  «L’applicazione innovativa della tecnologia ha il potenziale di rivoluzionare i nostri sistemi di uso del suolo, in modo da generare benefici per il clima, le persone e le imprese».

 

>> Leggi anche: Acqua salata e dolce si incontrano per produrre energia pulita <<

 

agricoltura nel desertoL’ambizione del Sahara Forest Project è portare l’agricoltura nel deserto, contribuendo allo sviluppo sociale creando posti di lavoro verdi. Si punta alla produzione redditizia di cibo, acqua dolce, biocarburanti ed elettricità. Il sistema agricolo, una volta a regime, dovrebbe essere in grado di produrre 130 tonnellate di verdure l’anno e circa 10 mila litri d’acqua al giorno. Il tutto sarà possibile grazie alla coltivazione in serre refrigerate con l’acqua salata attinta da bacini scavati appositamente, cui saranno affiancati un impianto solare a concentrazione e uno di desalinizzazione dell’acqua.

Oltre all’impianto in Giordania, che dovrà estendersi nel futuro fino a 200 ettari, il Sahara Forest Project ha completato anche un programma pilota in Qatar e una struttura in Tunisia, che aprirà l’anno prossimo.

2 Commenti

  1. ritamir
    Posted settembre 11, 2017 at 1:40 pm

    Questo è il cammino giusto.
    Complimenti per questo primo passo.
    Quando c’è la volontà, le soluzioni si trovano.

  2. antonio
    Posted settembre 11, 2017 at 2:00 pm

    Questo impianto è già operativo da diversi anni con una buona resa in produzione di pomodori da passata.
    Però c’è da dire che il processo e il metodo sono totalmente sbagliati compreso i consumi; come ben scritto nel articolo ci sono vari punti critici a partire dal canale costruito per far passare l’acqua salata creando cosi un danno ambientale nella zona.
    L’impianto termodinamico tanto bello quanto dispendioso e da un certo punto di vista per farlo funzionare e per costruirlo ci vogliano una quantità di energia non indifferente,il sistema di desalinizzazione non è cosi indolore perchè è vero che usa l’alta temperature per suddividere chimicamente il sale dal acqua ma comporta il dover aggiungere sostanza chimiche per il processo.
    Il tutto per una quantità di serre raffreddate per la coltivazione di ortaggi che a quanto o trovato sono serre idroponiche che pero bisognerebbe dire che le idroponiche come tutte le coltivazione fuori suolo andrebbero fatte dove non si può utilizzare il terreno direttamente e non come in questo caso che l’anno costruite incementate e isolate per metterle nel deserto, se le mettevano in zone ex fabbriche come in Giappone allora va bene ma cosi non è altro che uno spreco di terreno

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