• Articolo Washington, 3 ottobre 2011
  • Uno studio pubblicato sul Nature

    Inquinamento: sull’Artico si allarga il buco dell’ozono

  • Un periodo prolungato con temperature al di sotto della media registrate nella stratosfera hanno contribuito al danneggiamento dello strato di ozono che protegge la Terra

(Rinnovabili.it) – Continua inarrestabile il declino dello strato di ozono che protegge il pianeta Terra dalle radiazioni ultraviolette, causato da un periodo insolitamente lungo durante il quale le temperature nella stratosfera sono risultate estremamente basse. A rivelarlo uno studio pubblicato sulla rivista on-line Nature, in cui un team di scienziati dichiara che la quantità di ozono distrutta nell’Artico del 2011 è paragonabile ai dati registrati in alcuni periodi nell’area soprastante l’Antartide, dove il buco nello strato di ozono si forma ogni primavera dal 1980. La zona di riduzione antartica si forma infatti quando le condizioni di freddo estremo, comuni nella stratosfera durante l’inverno antartico, innescano reazioni che trasformano il cloro presente in atmosfera a causa dell’azione antropica, in sostanze chimiche che distruggono l’ozono. Gli stessi processi di perdita di ozono si verificano ogni inverno nell’Artico anche se, tuttavia, le condizioni stratosferiche generalmente calde riescono a limitare l’area interessata e il periodo durante il quale avvengono le reazioni chimiche, con conseguente perdita minore di ozono nella regione artica che nell’Antartide.

Per studiare la perdita di ozono nella regione artica nel 2011, scienziati di 19 istituzioni appartenenti a nove paesi (Stati Uniti, Germania, Olanda, Canada, Russia, Finlandia, Danimarca, Giappone e Spagna) hanno analizzato un ampio ventaglio di scenari. Questi includono osservazioni giornaliere dei gas e delle nubi a livello globale mediante l’utilizzo dei satelliti della NASA Aura e CALIPSO. Così facendo gli scienziati hanno scoperto che a certe altitudini il periodo di freddo artico è durato più di 30 giorni nel 2011 rispetto a qualsiasi altro precedentemente studiato, ed è questo ad aver portato ad una perdita di ozono senza precedenti causando un aumento del passaggio dei raggi ultravioletti, con effetti negativi sulla popolazione umana, sulla flora e sulla fauna.