• Articolo L'Aquila, 15 gennaio 2016
  • Il movimenti: “Ora il governatore si dimetta”

    L’Abruzzo tradisce il referendum No Triv

  • La Giunta guidata dal Luciano D’Alfonso si è sfilata dal gruppo delle 10 regioni promotrici della consultazione, tornando sotto l’ala del governo Renzi

L'Abruzzo tradisce il referendum No Triv 2

 

(Rinnovabili.it) – La Giunta della Regione Abruzzo si sfila dal gruppo dei promotori del referendum No Triv senza avvertire il Consiglio. Il caso è scoppiato ieri, grazie ad un post di Facebook scritto da Maurizio Acerbo, ex consigliere regionale e membro della segreteria  nazionale di Rifondazione Comunista.

«Da quel che mi risulta – ha scritto Acerbo – l’Abruzzo ha deciso non solo di non affiancare le altre Regioni nel conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale, ma persino di ritirarsi definitivamente dalla compagine referendaria».

Una decisione illegittima, a quanto pare, perché presa dal ristretto cerchio della Giunta, che avrebbe tenuto all’oscuro il Consiglio e la conferenza dei capigruppo. Eppure il referendum si terrà – lo ha deciso Cassazione – almeno su un quesito. Il verdetto della Corte Costituzionale, atteso entro il 10 febbraio, serve solo a riabilitarne (o meno) altri due. Allora perché il governatore abruzzese, Luciano D’Alfonso, ha deciso di gettarsi dal treno in corsa dopo aver promosso egli stesso la consultazione? Il sospetto è che la defezione si frutto delle pressioni di Renzi per rimettere la museruola alle Regioni amministrate dal Pd, come l’Abruzzo. Il premier e il governo sono preoccupati per l’effetto domino che il voto popolare sulle trivelle potrebbe avere sul referendum confermativo della riforma costituzionale. Così facendo, tuttavia, emerge ancor di più la spaccatura fra il partito a livello locale e nazionale, dal momento che altre amministrazioni promotrici del referendum sono guidate da presidenti del partito di governo.

 

L'Abruzzo tradisce il referendum No Triv

 

La difesa della maggioranza abruzzese sono giunte in serata. D’Alfonso le ha affidate al consigliere Camillo D’Alessandro, fedelissimo del governatore. Le sue parole, tuttavia, non solo confermano il ritiro dell’Abruzzo dal gruppo delle Regioni No Triv, ma sono lo specchio di una rinuncia a battagliare per un ruolo degli Enti locali diverso da quello delle comparse.

«Noi abbiamo attivato l’iniziativa referendaria per fermare Ombrina di ferro – ha dichiarato D’Alessandro – Risolto il problema definitivamente con la norma di legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, è cessata la materia del contendere. Dopo la pronuncia della Corte Costituzionale, ci attiveremo con il Governo per estendere e allungare la protezione del mare blu oltre le 12 miglia e concorrere a risolvere il problema delle isole Tremiti, delle regioni limitrofe e dell’intero Adriatico. Dal 20 gennaio riprenderemo l’iniziativa politica ed istituzionale in questo senso, battendoci come ci siamo adoperati per contrastare la nascita di Ombrina di ferro».

 

Luciano DAlfonso

Luciano D’Alfonso, governatore abruzzese

Dunque l’Abruzzo avrebbe cavalcato l’ondata referendaria per mero interesse di bottega, lasciando il gruppo dei proponenti al primo zuccherino offerto dal governo.

Il movimento No Triv ha diramato in serata un comunicato in cui accusa la Giunta di aver tradito il referendum: «Le Regioni che sostengono il referendum No Triv sono rimaste in 9. Infatti il consigliere delegato Lucrezio Paolini (IDV) ha ritirato la delega al professor Stelio Mangiameli. Tutto questo è stato deciso dalla Giunta Regionale ed il Consiglio Regionale non ne era evidentemente al corrente. Si tratta di un atto gravissimo ed irresponsabile; dell’ennesimo colpo inferto alla democrazia nel nostro Paese. ll Presidente D’Alfonso e la Giunta si dimettano immediatamente».

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