• Articolo Pechino, 27 giugno 2017
  • La ricerca pubblicata su Nature

    Arriva la conferma: accelera il tasso di aumento del livello del mare

  • Una nuova ricerca scientifica supporta la teoria di un mese fa, secondo cui l’aumento del livello del mare è tre volte più veloce del previsto

aumento del livello del mare

 

(Rinnovabili.it) – Acquista solidità la teoria pubblicata soltanto un mese fa sulla quotata rivista Proceedings of the National Academy of  Siences, secondo cui l’aumento del livello del mare sarebbe stato decisamente sottostimato prima del 1990. Un nuovo lavoro uscito su Nature Climate Change conferma le conclusioni del precedente, rafforzando nella comunità scientifica le preoccupazioni circa i futuri effetti del cambiamento climatico. Il tasso annuo di innalzamento dell’acqua è cresciuto dai 2,2 mm del 1993 ai 3,3 del 2014. Con queste medie, sarebbero circa 30 cm a fine secolo. Senza contare che, suggeriscono i ricercatori provenienti da Cina, Australia e USA, stiamo assistendo ad un’accelerazione progressiva, che potrebbe non fermarsi alle stime attuali.

 

>> Leggi anche: L’aumento del livello del mare è triplo rispetto al previsto <<

 

Tutto dipenderà da quanto ghiaccio si fonderà sul pianeta per causa delle emissioni climalteranti provocate dalle attività umane. L’aumento del livello del mare con questi ritmi è infatti dovuto al recente scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e in Antartide, combinato con la incipiente dilatazione termica degli oceani a seguito del aumento del livello del mareriscaldamento globale. In precedenza, l’acqua marina saliva grazie più che altro al contributo dei ghiacciai terrestri, cui oggi si sono aggiunte le piattaforme marine. Ma fino al 1990 le stime sono state esagerate dagli scienziati, come dimostrano queste due ricerche in poco più di un mese: stiamo assistendo, pertanto, ad un fenomeno che negli ultimi 25 anni è sostanzialmente tre volte più rapido del passato.

In particolare, la fusione della Groenlandia ha contribuito all’aumento per il 25%, mentre nel 1993 era responsabile soltanto del 5%. Un contributo cospicuo viene anche dai ghiacciai dell’Himalaya e delle Ande, e dalla progressiva riduzione della calotta antartica.

Oltre alle piccole isole del Pacifico che già oggi lottano per non rimanere sommerse, a pagare lo scotto di un livello marino più alto saranno città come Miami, Shanghai, San Francisco e stati come il Bangladesh. Ciò può comportare ingenti spese per l’adattamento, nell’ordine dei miliardi di dollari, se la prevenzione fallirà e le politiche internazionali non riusciranno a tagliare le emissioni.

3 Commenti

  1. ritamir
    Posted giugno 27, 2017 at 8:34 am

    Ragionamento elementare: se il livello del mare aumenta e nel contempo le popolazioni soffrono la mancanza di acqua potabile, di sicuro il mare non soffrirà se preleviamo ingenti quantità della sua acqua per dissalarla sfruttando energie rinnovabili e poi la portiamo dove è indispensabile. A scuola non basta studiare il cerchio: bisogna studiare anche i circoli virtuosi.

    • Danilo Freiles
      Posted giugno 27, 2017 at 9:04 am

      Bisogna considerare anche i ghiacciai erano una sorta di serbatoio. Per conservare l’acqua per le popolazioni bisognose adesso bisognerebbe costruire dei serbatoi giganteschi (o tantissimi serbatoi).
      Il punto è che l’acqua non manca di per sé. E’ l’accesso che è limitato. Gran parte dell’acqua viene deviata ed utilizzata per irrigare i cambi coltivati per dare da mangiare agli allevamenti che producono la carne. Basterebbe ridurre il consumo di carne per risolvere il problema del cambiamento climatico e della carenza di acqua.
      E’ più facile costruire enormi serbatoi piuttosto che cambiare dieta.

    • Antonio
      Posted giugno 27, 2017 at 9:55 pm

      Ritamir ciò che scrivi potrebbe essere vero con una piccola pecca ovvero che per il processo totale per la produzione di acqua potabile da acqua marina non è cosi facile e comporta costi enormi di energia elettrica, costi chimici delle soluzioni che vengano usate e per finire costi di smaltimento reflui della trasformazione che sono anche molto inquinanti.

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