• Articolo Roma, 4 novembre 2016
  • L’Accordo di Parigi è in vigore, ma il vero lavoro inizia adesso

  • E’ entrato finalmente in vigore l’Accordo di Parigi, il tassello più importante di una complessa serie di negoziati internazionali sul clima duranti 21 anni. Ma per i festeggiamenti c’è tempo

L’Accordo di Parigi è in vigore, ma il vero lavoro inizia adesso

Il villaggio di pescatori di Totope, in Ghana, sta scomparendo sotto la pressione del livello del mare in aumento e il peggioramento dell’erosione costiera.

 

(Rinnovabili.it) – L’Accordo di Parigi è in vigore. Con un processo di approvazione ben più veloce di quelli a cui i grandi della Terra ci hanno abituato sui più importanti temi per l’umanità, oggi il primo patto climatico mondiale è diventato finalmente realtà. Alle spalle ha oltre 20 anni di negoziati, compromessi, fallimenti e piccoli passi avanti. Davanti a sé, invece, uno spazio di manovra che va restringendosi sempre di più, man mano che il mondo scientifico ridimensiona le future chance climatiche.

 

Il Paris Agreement ha un’importanza innegabile: è la prima volta che un accordo giuridicamente vincolante, firmato da tutti i governi del Pianeta, ha stabilito un impegno comune nel limitare la crescita dei gas serra in atmosfera. L’obiettivo è quello di mantenere il riscaldamento globale “ben al di sotto dei  2 °C” rispetto i livelli pre-industriali. Ma, ci sono dei ma.

 

 

A maggio, in India occidentale, le temperature hanno raggiunto i 51 gradi, provocando centinaia di vittime e aggravando la siccità

A maggio, in India occidentale, le temperature hanno raggiunto i 51 gradi, provocando centinaia di vittime e aggravando la siccità.

 

Nonostante il trattato sia legalmente vincolante nel costringere i governi ad accettare e soddisfare il limite dei due gradi, gli impegni di riduzione delle emissioni per raggiungere l’obiettivo sono assolutamente volontari. Questo significa che ogni nuovo governo che arriverà nel futuro prossimo, potrà rimangiarsi la parola data senza incorrere in sanzioni. L’esito delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti avrà sicuramente il suo peso. Donald Trump, il candidato repubblicano, ha promesso di annullare la partecipazione degli USA all’Accordo. Dello stesso avviso, il nuovo presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, che a luglio ha annunciato di non voler onorare gli impegni assunti alla COP21 di Parigi, nonostante allora la delegazione del suo Paese svolse un ruolo di punta nel chiedere target obbligatori e tempi certi per tagliare le emissioni di CO2. La Russia non ha ancora ratificato l’accordo, così come in ritardo sono l’Australia, il Cile e buona parte degli Stati membri dell’UE (ecco chi manca all’appello).

 

Se a ciò aggiungiamo il fatto che le promesse d’azione climatica (gli INDCs)  fin’ora presentate sono quasi tutte fuori rotta, il quadro che ne viene fuori è quello di un accordo troppo lasso e fragile, in  un clima generale in cui gli allarmi scientifici si moltiplicano quasi quotidianamente. L’Organizzazione Metereologica Mondiale ha confermato che la concentrazione globale media del principale gas serra, il diossido di carbonio, ha raggiunto nel 2015 la soglia psicologica delle 400 particelle per milione, ed è ulteriormente cresciuta nel 2016. E quest’anno è quasi certo, secondo la NASA, che sarà il più caldo mai registrato, dopo le temperature da record del 2015.

 

La piccola isola di Vize nel Mare di Kara sta rapidamente scomparendo man mano che c avanza lo scioglimento del ghiaccio artico.

La piccola isola di Vize nel Mare di Kara si riduce sempre più, man mano che avanza lo scioglimento del ghiaccio artico e del permafrost russo.

 

Ecco perché, spiegano all’unisono Patricia Espinosa, Segretario Esecutivo UNFCCC e Salaheddine Mezouar, Presidente di COP22 (e Ministro degli Esteri e della Cooperazione del Marocco)  oggi è “il momento di festeggiare, ma anche di guardare in avanti senza compiacimento e con la ferma volontà di perseguire gli obiettivi futuri […] Il tempo è poco: le emissioni globali di gas serra che sono alla radice dei cambiamenti climatici e il loro impatto non mostra segni di diminuzione. Questo punto dovrà essere in cima alla lista di priorità nella prossima Conferenza di Marrakech per trovare soluzioni condivise”.

 

Alla COP 22 che si aprirà lunedì mattina in Marocco, spetta dunque un compito altrettanto difficile di quello che ha coinvolto le Parti, lo scorso dicembre a Parigi. Nel corso delle prossime due settimane, i negoziatori cercheranno di trovare le modalità con cui attuare il trattato e di definire un percorso chiaro per lo stanziamento di 100 miliardi di dollari all’anno fino al 2020 a sostegno dell’azione climatica nei paesi in via di sviluppo. “Questo novembre a Marrakech – proseguono Espinosa e Mezouar – la sfida sarà alzare gli occhi verso il cielo per costruire il tetto, ora che pareti e fondamenta sono ben salde”.

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