• Articolo New York, 13 maggio 2019
  • Accordo ONU per bloccare l’esportazione di rifiuti nei Paesi in via di sviluppo

  • Sono 186 le nazioni firmatarie di una modifica alla Convenzione di Basilea per arginare il flusso di scarti in plastica e di altri materiali pericolosi verso Paesi in via di sviluppo.

commercio rifiutiCon la nuova norma, i grandi esportatori di rifiuti, come gli Stati Uniti, dovranno ottenere il consenso dei Paesi riceventi per inviare materiali difficilmente riciclabili

 

(Rinnovabili.it) – Oltre 180 Paesi hanno ratificato una modifica alla Convenzione di Basilea per rendere il commercio internazionale di rifiuti plastici e pericolosi più trasparente, tracciabile e meno impattante su nazioni in via di sviluppo.

 

La firma dell’accordo è arrivata dopo due settimane di discussione in seno alle Nazioni Unite: la modifica approvata obbliga i Paesi esportatori a ottenere dai Paesi riceventi il consenso all’invio di plastica non riciclabile, mista o contaminata e di altri rifiuti pericolosi. Attualmente, i grandi esportatori di materiali plastici di scarto come gli Stati Uniti, possono inviare i propri rifiuti, anche quelli di qualità inferiore, a soggetti privati in Paesi in via di sviluppo, senza dover chiedere l’approvazione dai rispettivi Governi.

 

Il trattato è stato sottoscritto da 186 Paesi di tutto il mondo. Gli Stati Uniti, il maggior esportatore di rifiuti all’estero del mondo, non fanno parte della Convenzione di Basilea e quindi non hanno potuto firmare la modifica, tuttavia, attraverso un emissario presente al dibattito presso nel Nazioni Unite, hanno manifestato il proprio scontento per l’accordo, segnalando il rischio di ripercussioni dannose sul commercio internazionale di rifiuti.

 

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La modifica della Convenzione di Basilea si è resa necessaria nel momento in cui la Cina, uno dei maggiori importatori di plastica e rifiuti elettronici al mondo, ha deciso lo scorso anno di limitare pesantemente i flussi di scarti proveniente dall’estero e di alzare gli standard per alcune categorie di materiali (come ad esempio l’alluminio).

Il blocco cinese ha portato nazioni come gli Stati Uniti a dirigere i propri scarti verso Paesi meno attrezzati a gestirli: gli osservatori della Global Alliance for Incinerator Alternatives (Gaia), hanno segnalato decine di villaggi in Indonesia, Tailandia e Malesia trasformati in discariche a cielo aperto nel giro di appena un anno.

 

Il segretario della Nazioni Unite per l’Ambiente e le Convenzioni di Basilea, Rotterdam e Stoccolma, Rolph Payet ha ricordato che circa l’80-90% degli scarti di plastica presenti negli oceani (stimati in circa 100 milioni di tonnellate) provengono dalla terraferma. Un fenomeno che viene ulteriormente amplificato nel momento in cui migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi vengono esportati in Paesi che non possiedono le infrastrutture per poterli riciclare o smaltire.

 

Payet ha espresso soddisfazione per l’accordo raggiunto, cui hanno lavorato 1.400 delegati per 11 giorni. Anche Marco Lambertini, direttore generale per l’Ambiente di WWF, ha manifestato il suo plauso per la modifica della Convenzione di Basilea che, dopo anni, costringe le nazioni benestanti a prendere le proprie responsabilità per gli enormi quantitativi di plastica e rifiuti indirizzati altrove.

 

I 186 Paesi firmatari avranno ora 1 anno di tempo per applicare la nuova norma ai propri sistemi di commercio internazionale di rifiuti.

 

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