• Articolo Cannon Ball, 12 settembre 2016
  • Il governo Usa costretto a intervenire

    Acqua bene comune: i Sioux bloccano i giganti del petrolio

  • Dopo 6 mesi di proteste e un movimento che aggrega oltre 200 tribù di nativi, Ong ambientaliste e star del cinema, la tribù Standing Rock ha bloccato i lavori del controverso oleodotto Dakota Access

Acqua bene comune: i Sioux bloccano i giganti del petrolio

 

(Rinnovabili.it) – Sei mesi di proteste di massa hanno consegnato alla tribù di nativi americani Sioux Standing Rock una storica vittoria ambientalista. La tribù ha difeso il diritto all’acqua bene comune: contestava la costruzione dell’oleodotto Dakota Access poche centinaia di metri a monte della loro riserva, dove attraversa più di 200 corsi d’acqua di varia grandezza nei pressi della confluenza tra il fiume Missouri e il suo affluente Cannonball.

Secondo gli Standing Rock, che hanno fatto causa alla compagnia con l’appoggio dell’Ong Earthjustice, la pipeline rischia di inquinare irrimediabilmente le acque da cui dipendono i circa 8.000 membri della tribù e milioni di altri cittadini americani che abitano più a valle, oltre la riserva. Inoltre la tribù afferma che l’oleodotto attraversa terre che considera sacre e vìola quindi il National Historic Preservation Act.

 

Acqua bene comune: i Sioux bloccano i giganti del petrolioTutto si è deciso venerdì 9 settembre. La corte ha dato torto ai Sioux rigettando tutti i punti dell’accusa. Ma poche ore dopo tre agenzie federali (dipartimenti della Giustizia, degli Interni, dell’Esercito) del governo americano hanno sollecitato la compagnia a interrompere volontariamente i lavori. L’esercito in particolare ha negato il permesso di costruire l’oleodotto su un terreno di sua proprietà: in questo modo, di fatto, si è schierato dalla parte dei nativi. E non solo. Nel comunicato, le 3 agenzie sottolineano la necessità di rispettare i diritti delle tribù native e propongono un processo decisionale partecipato in cui queste abbiano voce in capitolo. Insomma, per i Sioux è una vittoria su tutta la linea.

Vittoria inaspettata, per molti versi. Nei mesi scorsi la protesta per l’acqua bene comune è cresciuta a dismisura. Più di 200 altre tribù si sono unite, e ne è nato un movimento che include anche organizzazioni ambientaliste e ha ricevuto l’appoggio di star del cinema, facendo breccia sui social media con l’hashtag #NoDAPL. Ma i sit-in di protesta sono stati spesso sgomberati con la forza dalla polizia e molti manifestanti arrestati.

Il Dakota Access è un progetto da 3,8 miliardi di dollari dell’americana Energy Transfer Partners, che prevede la costruzione di un oleodotto di oltre 1.800 km North Dakota, South Dakota e Ioha per trasportare circa 500mila barili di petrolio al giorno. I manifestanti hanno accusato la compagnia, che aveva iniziato i lavori di scavo su alcuni terreni privati, di aver distrutto diversi siti sacri per i Sioux destinati alla sepoltura.

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