• Articolo Irvine, 18 giugno 2015
  • La rivelazione sconcertante in due ricerche scientifiche

    Nessuno sa quanta acqua resti nelle falde del pianeta

  • L’acqua nei grandi bacini sotterranei può esaurirsi entro «decenni o millenni». Un margine di incertezza enorme che aumenta i rischi di shock socioeconomico

Nessuno sa quanta acqua è rimasta nelle falde del pianeta -

 

(Rinnovabili.it) – L’attività umana sta portando al rapido esaurimento di circa un terzo delle più grandi riserve di acqua sotterranea del pianeta e non è chiaro quanta ne rimanga. Conclusioni sconcertanti quelle raggiunte da due nuovi studi, pubblicati on line e presto sulla versione cartacea della rivista Water Resources Research.

«Le misure fisiche e chimiche disponibili sono semplicemente insufficienti – ha dichiarato Jay Famiglietti, professore alla University of California Irvine – Data la rapidità con cui stiamo consumando le riserve sotterranee di tutto il mondo, abbiamo bisogno di uno sforzo coordinato globale per capire quante ne rimangono».

Gli scienziati hanno utilizzato i dati satellitari della NASA per misurare le perdite sotterranee. Nel primo articolo, sono state esaminate 37 tra le più grandi falde acquifere del mondo lungo un periodo di 10 anni (2003-2013). 8 di esse sono state classificate come sottoposte a «stress eccessivo», da cui viene prelevata acqua senza che vi sia alcuna possibilità per la natura di compensare quanto sottratto dall’uomo. Altre 5 sono state definite «estremamente o molto stressate».

 

Nessuno sa quanta acqua è rimasta nelle falde del pianeta

 

Le ricerche avvertono che la situazione non potrà che peggiorare con il cambiamento climatico e la crescita della popolazione. I bacini più in crisi si trovano nei luoghi più aridi del mondo, dove la ricostituzione naturale è un miraggio.

«Cosa succede quando un acquifero altamente stressato si trova in una regione con tensioni socioeconomiche e politiche che non permettono di integrare le forniture d’acqua abbastanza in fretta?», è la domanda di Alexandra Richey, principale autrice di entrambi gli studi.

 

I ricercatori hanno scoperto che il sistema acquifero arabo, che sfruttato da oltre 60 milioni di persone, è il più a rischio del mondo. L’Indus Basin, falda acquifera nel nord-ovest dell’India che rifornisce anche il Pakistan, è al secondo posto per il sovrasfruttamento. Al terzo c’è il bacino del Murzuk-Djado, nell’Africa settentrionale.

Il secondo documento conclude che il volume totale rimanente delle acque sotterranee utilizzabili nel mondo è scarsamente conosciuto. Esistono enormi discrepanze riguardo ai tempi di esaurimento: «In realtà non sappiamo quanto viene custodito da ciascuno di questi bacini – ha confermato Richey – Le stime possono variare da decenni a millenni. In una società vittima della scarsità d’acqua non possiamo più tollerare questo livello di incertezza, tanto più che le acque sotterranee stanno scomparendo così rapidamente».

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