• Articolo Rio de Janeiro, 19 giugno 2012
  • Sul tavolo di Rio +20

    Acqua: i Big chiedono una gestione responsabile

  • Lavorare insieme per rendere la sicurezza idrica priorità a livello globale. Questo chiedono ai governi mondiali 45 società aderenti al Global Compact’s CEO Mandate Water

(Rinnovabili.it) – Una lettera scritta a più mani per chiedere al mondo politico un impegno serio e veloce sul fronte della disponibilità della risorsa idrica. A firmarlo sono 45 CEO di grandi società, del calibro di Coca-Cola, Nestlé e Shell, che hanno recapitato la missiva direttamente nel luogo nevralgico del dibattito sullo sviluppo sostenibile: Rio+20. Le società firmatarie rientrano tutte nel  Global Compact’s CEO Mandate Water, l’iniziativa pubblico-privata lanciata nel 2007 dall’Onu per assistere le aziende nello sviluppo, implementazione e divulgazione delle politiche di sostenibilità e nelle pratiche di gestione della risorsa idrica. Ed è proprio come “firmatari del CEO Water Mandate, che ci rendiamo conto che una gestione dell’acqua inadeguata e degli investimenti insufficienti pongono una serie di sfide e rischi alla nostra attività”, si legge nel comunicato congiunto.

Le Nazioni Unite stimano che due terzi della popolazione mondiale vivrà in condizioni di stress idrico entro il 2025, e partendo da questo dato previsionale gli a.d. si rivolgono ai governi riuniti a Rio questa settimana per chiedergli di lavorare con il settore privato e risolvere la crisi crescente dovuta alla scarsità d’acqua, facendo sì che la sicurezza idrica diventi una priorità assoluta. Le raccomandazioni includono lo sviluppo di politiche e incentivi per migliorare la produttività e l’efficienza in tutti i settori legati all’acqua, aumentando gli investimenti nelle infrastrutture idriche, lavorando attivamente con la comunità imprenditoriale e la società civile.

“La crisi idrica globale richiede un’azione collettiva”, ha dichiarato Gavin Power, vice direttore del Global Compact. “Questo comunicato … [mostra] come molte imprese siano pronte ad alzare ancora di più la posta in gioco, insistendo sul fatto che i governi facciano la stessa cosa”.