• Articolo Tokyo, 7 marzo 2018
  • Acqua radioattiva, il muro di ghiaccio di Fukushima funziona a metà

  • Secondo un gruppo di esperti, incaricato dal Governo giapponese di redigere una relazione sul progetto, la struttura sotterranea svolge il suo lavoro in maniera parziale

Acqua radioattiva

 

 La TEPCO continua a combattere contro lo sversamento di acqua radioattiva

(Rinnovabili.it) – Ha richiesto oltre tre anni di lavori e un investimento di 320 milioni di dollari. Ma, in barba a energie e soldi spesi, il gigantesco muro di ghiaccio che circonda la centrale nucleare di Fukushima funziona solo a metà. Il suo scopo era quello di contenere l’accumulo di acqua radioattiva che fluisce quotidianamente dai basamenti alla falda e da lì al mare. Ma secondo un gruppo di esperti, incaricato dal Governo giapponese di redigere una relazione sul progetto, la struttura sotterranea svolge il suo lavoro in maniera parziale: la parete blocca circa la metà dei flussi ma non risolve il problema. E i membri del panel sono concordi nel suggerire urgenti misure per contrastare la contaminazione delle falde, a partire dalla riparazione delle parti danneggiate degli edifici, attraverso cui oggi passa la pioggia peggiorando ulteriormente il problema.

 

>>Leggi anche Fukushima: il Giappone rilascerà l’acqua contaminata nell’oceano?<<

 

La questione su cui la TEPCO (Tokyo Electric Power Company) – proprietaria dell’impianto nucleare – sta combattendo ormai da sette anni, è più complicata del previsto. Le acque di falda che scorrono nel sottosuolo penetrano attraverso piccole fessure e aperture nei sotterranei della centrale. Qui si mescolano con le grandi quantità di acqua radioattiva presente, utilizzata per raffreddare i nuclei dei reattori. La “nuova miscela” contaminata si fa poi strada attraverso nel sottosuolo, riversandosi nell’Oceano Pacifico.

 

Per interrompere questa catena, la  TEPCO ha piantato per 1,5 chilometri nel terreno intorno ai reattori, oltre 1.500 tubi alla profondità di circa 30 metri; all’interno delle tubature è stata fatta passare una soluzione salina portata a una temperatura di meno 30° C, che ha congelato tutto il suolo circostante. Buona idea solo sulla carta, dal momento che il progetto ha dimostrato fin da subito i suoi limiti. A settembre 2016 un tifone ha danneggiato la barriera, alzando la temperatura del muro. Con le forti piogge, la parete a sud del reattore 4 è passata da -5°C a +1,8°C mentre nel reattore 3 è schizzata a +1,4°C dai precedenti -1,5°C. Lo shock termico ha provocato a sua volta crepe in cui si è infiltrata l’acqua radioattiva arrivando a nuovamente a contatto con quella di falda (il cui livello era ovviamente salito di alcuni centimetri a causa del tifone).

 

 

La società ha affermato che la quantità di acqua contaminata che si raccoglie all’interno degli edifici dei reattori è stata ridotta dalle 200 tonnellate quotidiane a 95 tonnellate grazie al muro di ghiaccio. La cifra fa parte delle ben 500 tonnellate di acqua contaminata prodotte ogni giorno nello stabilimento, la cui parte più consistente è pompata attraverso pozzi, trattata e immagazzinata in serbatoi ad hoc.

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