• Articolo Bruxelles, 21 giugno 2012
  • Il Paese risulta essere non idoneo a quanto stabilito dall’UE dal 2006

    Acque portoghesi non conformi alle norme UE

  • La Commissione Europea chiede ufficialmente al Portogallo di accelerare i tempi di recepimento della direttiva quadro sulle acque

(Rinnovabili.it) – Arriva da Bruxelles il parere motivato che chiede al Portogallo di uniformarsi alla legislazione comunitaria in materia di gestione delle acque reflue e inquinamento delle acque. È infatti il Commissario all’ambiente europeo, Janez Potočnik, a raccomandarsi di persona affinché il governo portoghese possa conformarsi quanto prima al diritto comunitario in entrambe le aree.

Per quanto riguarda le acque reflue, la questione va avanti dal 2006, da quando cioè il Paese avrebbe dovuto recepire la direttiva comunitaria sulle acque reflue che impone a tutte le città e gli insediamenti degli Stati membri di raccogliere e trattare adeguatamente, secondo determinati requisiti, gli scarichi urbani, prima che questi entrino nelle reti fognarie. Nel 2007 il Portogallo aveva ancora 186 agglomerati urbani di piccole dimensioni con sistemi idrici inadeguati e, nonostante i miglioramenti annunciati in una lettera formale inviata alla Commissione nel 2009, ad oggi sono ancora 77 i siti non idonei.

Il problema dell’inquinamento idrico è legato invece alla molluschicoltura, per la quale la direttiva UE impone agli Stati Membri di attuare determinate misure per garantire la qualità delle acque. Dai test di monitoraggio effettuati è emerso che, nonostante i bassi livelli di inquinamento per i quali i molluschi possono essere tranquillamente consumati, l’acqua non ha però raggiunto gli specifici livelli di conformità richiesti dalla direttiva. In caso di mancato adeguamento, il rischi che il Paese potrebbe affrontare vanno dalle contaminazioni provenienti da batteri e virus, da una parte, e la messa a repentaglio dell’habitat acquatico, dall’altra.