• Articolo Lussemburgo, 1 giugno 2018
  • L’Italia multata dall’Europa sulle acque reflue

  • La maxi multa prevede 25 milioni di euro forfettari e 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma di un centinaio di centri urbani con sistemi di trattamento inadeguati

Acque reflue

Le sanzioni economiche derivano dalla sentenza della Corte UE del 2012 della per violazione della normativa UE in materia di trattamento delle acque reflue

(Rinnovabili.it) – Maxi multa della Corte di giustizia europea all’Italia per il mancato adeguamento dei sistemi di trattamento delle acque reflue. Si parla di una multa forfettaria da 25milioni di euro, sommati a 30milioni per ogni semestre in cui si è registrato un ritardo nella messa a norma in un centinaio di centri urbani che del tutto sprovvisti di rete fognaria o di sistemi di trattamento di acque reflue inadeguati. Non è la prima volta che l’Italia va incontro a provvedimenti simili: nel 2012 era già stata condannata dalla Corte di giustizia Ue e deferita dalla Commissione a causa di una procedura di infrazione cominciata nel 2004 e riguardante la violazione in 109 agglomerati italiani della normativa UE sul trattamento delle acque reflue. Il nostro Paese è dunque in grande ritardo nell’applicazione delle disposizioni Ue, pronte per essere applicate già dal 31 dicembre 2000.

 

Il Ministero dell’Ambiente ha precisato che in occasione della sentenza del luglio 2012 la multa era stata di “62 milioni di provvisionale e oltre 61 milioni di euro a semestre”. Il dicastero specifica dunque che gli importi della multa di oggi sono più che dimezzati, rappresentando “la prova che da parte del Governo Italiano si è lavorato (e si continua a lavorare) per superare le inadempienze di fronte all’Europa e, soprattutto, per migliorare significativamente i servizi di depurazione delle acque ove sono insufficienti o inefficienti”. Tra le azioni avviate dall’ormai ex ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti c’è stata nel luglio 2017 l’approvazione di un cronoprogramma che prevede la messa a norma degli agglomerati entro il 2022-23, che da 109 nel 2012 sono scesi a 74. La distribuzione delle criticità non è affatto omogenea: il Sud Italia infatti rileva problematiche maggiori, soprattutto in Sicilia dove gli agglomerati sono 48 con 89 interventi (7 in corso, 79 da avviare, 3 ultimati). Segue poi la Calabria con 13 agglomerati, la Campania con 6, la Puglia con 3, il Friuli e la Liguria con 2 e infine l’Abruzzo con un intervento ultimato.

 

“È ora di dire basta ad ogni forma di alibi, l’Italia intervenga immediatamente per contrastare questa emergenza che causa danni all’economia, al turismo e soprattutto all’ambiente, in particolare alle acque di fiumi, laghi e mare come Legambiente ha denunciato con le campagne di Goletta Verde e Goletta dei laghi”, ha dichiarato  Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. Tra le questioni legate a quella delle acque reflue c’è la destinazione dei fanghi di depurazione, quindi i fanghi che derivano dalla pulizia delle acque. “L’Italia deve decidere come si possano smaltire. In un’ottica di economia circolare si possono usare per produzione di biocarburanti o per l’agricoltura. Oppure si può portarli a incenerimento o in discarica – ha sottolineato Giordano Colarullo, direttore generale di Utilitalia – l’associazione delle imprese di acqua energia e ambiente – “ In ogni caso l’iter della bozza di questo decreto è nelle mani dei Ministri dell’ambiente, dell’agricoltura e dello sviluppo economico del prossimo Governo, che dovranno tener dare indicazioni su cosa fare oggi per evitare di trovarci domani a pagare multe anche per questo”, ha specificato Colarullo.

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