• Articolo Roma, 30 settembre 2015
  • Doppiato il numero minimo di enti locali necessari a promuovere una consultazione diretta

    Alla Consulta le delibere anti trivelle: inizia il percorso referendario

  • 10 Regioni consegnano alla Corte costituzionale le deliberazioni contro le trivelle. Inizia un percorso culminerà con il referendum abrogativo.

Alla Consulta le delibere anti trivelle inizia il percorso referendario -

 

(Rinnovabili.it) – Dieci delegati provenienti da altrettante Regioni hanno depositato oggi presso la Corte di Cassazione le deliberazioni che chiedono un referendum per difendere terre e mari dalle trivelle cui lo Sblocca Italia avrebbe sciolto le briglie. I protagonisti dell’atto di rottura sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto. La richiesta specifica è quella di indire una consultazione pubblica per l’abrogazione dell’art. 35 del Decreto “Sviluppo” e di parti dell’art 38 del Decreto “Sblocca Italia”.

La delegazione era guidata dai presidenti Piero Lacorazza (Basilicata), Roberto Ciambetti (Veneto), Gianfranco Ganau (Sardegna) ed era composta da un delegato per le altre Regioni. In Cassazione sono stati depositati sei quesiti: il primo riguarda l’art. 35 del Decreto Sviluppo, ed altri cinque in materia di procedimento introdotto dal decreto “Sblocca Italia”. Di questi, tre riguardano l’art. 38, uno il decreto Semplificazioni del 2012 ed uno la legge n. 239 del 2004, che al decreto Sblocca Italia comunque si ricollega.

 

Alla Consulta le delibere anti trivelle inizia il percorso referendarioSecondo il dettato costituzionale (art. 75), è necessario che almeno 5 Regioni deliberino in favore di un referendum per poter avviare la procedura. In questo caso, il numero è stato doppiato.

Grazie all’espandersi di un movimento No Triv eterogeneo e ben nutrito – vi aderiscono oltre 200 organizzazioni – l’opinione pubblica si è progressivamente mobilitata e la politica locale è stata costretta a prestare orecchio alle istanze promosse dai territori. La scommessa, ora, è obbligare il governo centrale a fare marcia indietro su un provvedimento sempre difeso a spada tratta.

 

Ad ottobre inizierà il controllo dell’Ufficio centrale sulla regolarità dei referendum, poi toccherà alla Corte costituzionale pronunciarsi entro il 10 febbraio. Solo a quel punto, il presidente della Repubblica potrà indire formalmente il referendum. La consultazione avverrà una domenica, ancora da fissare, compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno 2016.

I referendum tenteranno di abrogare norme che permettono le estrazioni di idrocarburi in mare, alcune disposizioni dello Sblocca Italia in merito al rilascio delle autorizzazioni per lo sfruttamento minerario e altre misure che sottraggono autonomia decisionale ai territori in merito alle politiche energetiche.

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