• Articolo Sharm El Sheikh, 22 novembre 2018
  • Alleanza indigena: un corridoio di vita e cultura in Amazzonia

  • I gruppi indigeni dell’Amazzonia propongono alla conferenza ONU sulla biodiversità la creazione della più grande area protetta del mondo, un santuario grande quanto il Messico

amazzonia-indigeni

 

COICA: “Amazzonia ultimo grande santuario al mondo per biodiversità”

 

(Rinnovabili.it) – I gruppi indigeni dell’Amazzonia propongono la creazione della più grande area protetta del mondo, un santuario di 200 milioni di ettari che si estenderebbe dalle Ande all’Atlantico; lo propongono per le persone, la fauna selvatica e la stabilità climatica. Il piano è stato presentato nel corso della Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità in Egitto, e pone l’alleanza delle comunità amazzoniche nel mezzo di una delle controversie ambientali e politiche più importanti del mondo. La Colombia aveva già pensato a un simile progetto di protezione tripla A (Ande, Amazzonia e Atlantico), che intendeva presentare, con il sostegno dell’Ecuador, ai colloqui sul clima, che si terranno a Katowice il mese prossimo. Ma l’ascesa politica di leader di destra in Colombia e Brasile sta mettendo in dubbio quello che sarebbe stato un contributo importante delle nazioni sudamericane alla riduzione delle emissioni di gas serra.

 

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Quella proposta dall’alleanza indigena, che rappresenta 500 culture in nove paesi dell’Amazzonia, è la creazione di un “corridoio sacro di vita e cultura” che avrebbe le dimensioni del Messico. “Siamo venuti dalla foresta e ci preoccupiamo di ciò che sta accadendo – ha detto Tuntiak Katan, vicepresidente del COICA (Coordinator of the Indigenous Organisation of the Amazon River Basin)questo spazio è l’ultimo grande santuario del mondo per la biodiversità. È lì perché siamo lì. Altri posti sono stati distrutti”. L’organizzazione non riconosce i confini nazionali imposti dai coloni e dai loro discendenti senza il consenso degli indigeni, che hanno vissuto in Amazzonia per millenni. Katan ha detto che il gruppo è disposto a parlare con chiunque sia pronto a proteggere non solo la biodiversità, ma i diritti territoriali delle comunità forestali.

 

Al di là della mutevole situazione politica, i leader indigeni del Coica hanno dichiarato che porteranno avanti il piano di creazione dell’aerea protetta in Amazzonia e che, oltre a cercare una rappresentanza a livello governativo alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità, intendono allearsi con gruppi indigeni e ONG in altri paesi. Ma il loro potere politico è debole e molti temono che possano subire violenti assalti da parte degli agricoltori e dei minatori incoraggiati dal governo a trasferirsi nel loro territorio. Per Katan il dialogo è la strada migliore, ma ha anche informato che alcune comunità si stanno già preparando a difendere la loro terra con la vita.

 

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