• Articolo Brasilia, 27 marzo 2013
  • Da un accordo con la Procura generale brasiliana

    Amazzonia: niente più carne da allevamenti illegali

  • L’Associazione brasiliana dei supermercati si è impegnata a non acquistare più la carne proveniente da allevamenti coinvolti nella deforestazione illegale del “polmone verde”

Amazzonia(Rinnovabili.it) – Prima di iniziare a leggere, pensa che circa 4 ettari di foresta amazzonica saranno distrutti nel minuto stesso che impiegherai per finire l’articolo. Il più grande polmone verde del mondo è infatti minacciato ogni giorno dall’espansione degli allevamenti bovini, responsabili da soli dell’80% delle pratiche di deforestazione nella regione amazzonica del Brasile. Ma la buona notizia è che l’Associazione brasiliana dei supermercati (Abras), con i suoi 2.800 membri,  ha deciso di non acquistare più la carne proveniente da allevamenti responsabili di attività illegali di disboscamento; l’iniziativa è stata formalizzata in un accordo con l’ufficio del procuratore federale di Brasilia.

 

L’accordo firmato da Abras con la Procura generale prevede l’introduzione di un sistema di etichettatura dei prodotti maggiormente trasparente, in modo da rendere più difficile per i rivenditori aggirare le regole e allo stesso tempo più facile per i consumatori acquistare in modo consapevole. “L’intesa prevede una serie di azioni specifiche per informare il consumatore circa l’origine della carne –  spiega il procuratore Daniel Cesar Azeredo Avelino – sia attraverso internet che presso i supermercati”. L’obiettivo futuro del procuratore è quello di cercare di raggiungere un accordo simile con negozi più piccoli.

 

Ma il fatto che il governo brasiliano si stia impegnando a risolvere il problema degli allevamenti illegali purtroppo non basta a scongiurare i pericoli legati allo sfruttamento della regione amazzonica, nonostante negli ultimi anni il ritmo della deforestazione sia molto rallentato. Ancora oggi infatti sono molte le aziende straniere, comprese quelle italiane, che utilizzano la carne o le pelli “incriminate”, distribuendo poi i propri prodotti in tutto il mondo. Un dato confermato anche dal rapporto di Greenpeace Amazzonia che macello”: il documento rivela come vi siano centinaia di allevamenti che occupano illegalmente porzioni di terra, bruciando o tagliando oltre i limiti consentiti dalla legge ettari di foresta per creare pascoli o piantagioni di soia.