• Articolo Washington, 5 giugno 2012
  • Uno studio della Inter-American Development Bank

    America Latina, la resilienza climatica costerà 100 mld

  • Una stima dei danni annuali causati da un aumento di 2 °C sopra i livelli pre-industriali nella regione dell’America Latina e dei Caraibi

(Rinnovabili.it) – I danni causati dal cambiamento climatico potrebbero costare ad America latina e Paesi caraibici 100 miliardi di dollari. Una cifra da capogiro calcolata  nello studio della Inter-American Development Bank (IDB), presentato oggi a Washington. La regione, si legge nella relazione, è responsabile solo dell’11 per cento delle emissioni globali di gas a effetto serra, ma la sua posizione geografica e sua la forte dipendenza dalle risorse naturali la rendono particolarmente vulnerabile all’impatto del Global Warming.

Il crollo del bioma barriera corallina dei Caraibi, la scomparsa di alcuni ghiacciai nelle Ande e parte del degrado con cui deve fare i conti l’Amazzonia sono solo alcuni dei danni provocati dai cambiamenti climatici ed evidenziati nella relazione. Effetti collaterali che presentano già oggi un conto salato. Per sostenere un’adeguata strategia di adattamento l’Istituto calcola che sia necessario circa il 0,2 per cento del PIL del territorio.

Prendendo ad esempio solamente la perdita netta dell’export agricolo a causa di piogge intese e siccità, questa costerebbe alla regione tra i 30 e i 52 miliardi dollari entro il 2050. “Perdite di questa entità limiteranno le opzioni di sviluppo, nonché l’accesso alle risorse naturali e ai servizi ecosistemici”, si legge nel rapporto che sottolinea però come il costo di un’azione rapida ed immediata da parte delle economie ricche in auto all’adattamento di questi Paesi sia decisamente minore di quanto si dovrà pagare in futuro per arginare il problema. A preoccupare è soprattutto il peso crescente di due settori, quali quello dei trasporti ed energetico, destinati ad aumentare nel tempo la propria impronta carbonica; secondo la relazioni i previsti trend di crescita per questi due comparti andrebbero nel tempo ad annullare i progressi ambientali ottenuti grazie a rinnovate politiche di pianificazione territoriale.