• Articolo Londra, 28 novembre 2017
  • Nuovi documenti mostrano il coinvolgimento del colosso

    Amnesty: “Shell è complice di omicidio, stupro e tortura”

  • Amnesty sta sollecitando il Regno Unito, la Nigeria e i Paesi Bassi a considerare un procedimento penale contro Shell per reati nella regione dell’Ogoniland

amnesty

 

Il colosso inchiodato da Amnesty per le attività in Nigeria

 

(Rinnovabili.it) – Amnesty International chiede un’indagine penale sul gigante petrolifero Shell per quanto riguarda la potenziale complicità in una serie di violazioni dei diritti umani commesse dall’esercito nigeriano su civili. Una revisione di migliaia di documenti aziendali interni e dichiarazioni di testimoni pubblicate oggi evidenzia il presunto coinvolgimento del colosso del petrolio anglo-olandese nella brutale repressione dei manifestanti nella regione dell’Ogoniland produttrice di oro nero negli anni ’90.

Amnesty sta sollecitando il Regno Unito, la Nigeria e i Paesi Bassi a considerare un procedimento penale contro Shell alla luce di prove che configurano reati di «complicità in omicidio, stupro e tortura».

Se alcune accuse si basano su testimonianze e documenti ormai noti, altre vengono supportate con materiale nuovo. Vi sarebbero dichiarazioni di testimoni che descrivono come Shell avrebbe gestito un’unità di poliziotti sotto copertura, addestrati dai servizi di sicurezza dello stato nigeriano, per garantirsi la sorveglianza in Ogoniland dopo aver annunciato pubblicamente il suo ritiro dalla regione. Shell ha interrotto le operazioni in Ogoniland all’inizio del 1993, dicendosi preoccupata per la sicurezza dinanzi alle crescenti proteste pubbliche, ma secondo Amnesty avrebbe successivamente cercato il modo di rientrare e porre fine all’opposizione del Movimento per la sopravvivenza del Popolo Ogoni, (Mosop).

 

>> Leggi anche: Petrolio e sangue, Shell accusata di complicità in omicidio <<

 

Nel 1993 le proteste guidate dal Mosop ebbero successo nel forzare la compagnia petrolifera a lasciare la regione, con l’intento di evitare un disastro ecologico e sociale. Ma le tensioni sono cresciute quando Shell ha proseguito con i suoi piani di un nuovo gasdotto. Il 30 aprile del 1993 le truppe a guardia dei cantieri hanno aperto il fuoco sui manifestanti, ferendo 11 persone. Alcuni giorni dopo, un uomo è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nel villaggio di Nonwa. Nella brutale repressione che seguì questi fatti, circa 1.000 persone sono state uccise e 30 mila rimaste senza casa dopo la distruzione dei villaggi.

Il 10 novembre 1995, nove persone furono impiccate dalla giunta militare nigeriana. Le vittime, conosciute come “i nove Ogoni”, appartenevano o erano vicine al Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni (Mosop): tra loro figurava anche lo scrittore ed attivista ecologista Ken Saro-Wiwa, leader del movimento. Secondo Amnesty International, la Shell, impegnata in quegli anni nello sfruttamento del petrolio in Nigeria, avrebbe chiesto al governo di bloccare le interferenze del Mosop, ben sapendo che ciò avrebbe portato a violazioni dei diritti umani da parte dei militari.

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