• Articolo Roma, 27 marzo 2015
  • In 18 anni sciolto il 18% del pack

    Antartide, la fusione dei ghiacci preme sull’acceleratore

  • Le immagini satellitari scattate dall’ESA tra il 1994 ed il 2012 rivelano un calo accelerato in enormi piattaforme di ghiaccio galleggianti del continente

Antartide, la fusione dei ghiacci preme sull’acceleratore

 

(Rinnovabili.it) – Nuovi dati satellitari riportano sotto i riflettori mediatici l’allarme per le sorti dell’Antartide: il pack del Polo Sud sta andando incontro ad un rapido scioglimento, con tassi di fusione dei ghiacci addirittura inaspettati. A rivelarlo è il nuovo studio internazionale pubblicato in questi giorni sulla rivista Science, e bastato su 18 anni di osservazioni continue dell’Agenzia spaziale europea. Le immagini satellitari scattate dall’ESA tra il 1994 ed il 2012 mostrerebbero infatti una riduzione del 18% della porzione di ghiacci galleggianti  in Antartide.

 

Durante la prima metà del periodo di studio, intorno al 2003, il calo volume complessivo risultava ancora contenuto, con piccole perdite nei ghiacci dell’Antartide occidentale quasi compensate dai guadagni in Antartide orientale. Ma dopo quella data il ritmo di scioglimento ha premuto il pedale dell’accelerazione. “Se i tassi di perdita che abbiamo osservato nel corso degli ultimi due decenni rimarranno sostenuti, alcune piattaforme di ghiaccio nei mari Amundsen e Bellingshausen potrebbero scomparire entro questo secolo, ha spiegato Fernando Paolo, ricercatore dell’University of California, che aggiunge “di questo passo nei prossimi 200 anni metà dei ghiacci si sarà sciolta e di conseguenza il livello dei mari si innalzerà”.

 

La fusione di queste piattaforme di ghiaccio non riguarda direttamente il livello del mare, dal momento che vi galleggiano dentro. “E’ proprio come un bicchiere di gin tonic. Quando i cubetti di ghiaccio si sciolgono, il livello di liquido nel bicchiere non sale”. Ma le piattaforme di ghiaccio galleggianti forniscono una forza di ritenuta per il ghiaccio terrestre, e la loro riduzione aumenterebbe il flusso di ghiaccio dalla terra nell’oceano, facendo crescere di conseguenza il livello del mare. Per il direttore del Centro di ricerche per gli studi polari all’Università di Leeds (nel Regno Unito), Andrew Shepherd, il fenomeno “è estremamente preoccupante poiché queste piattaforme galleggianti sono incredibilmente importanti per il sistema climatico terrestre”.

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