• Articolo Roma, 15 gennaio 2019
  • Antartide, i ghiacciai si sciolgono a velocità mai osservate prima

  • Una nuova ricerca calcola la quantità di ghiacci “persi” in Antartide (ogni anno circa 252 miliardi di tonnellate) e segnala la rapida crescita del trend

Antartide

 

Negli ultimi 20 anni, la velocità di scioglimento dell’Antartide è aumentata del 280%. A rischio le zone più vulnerabili del continente

(Rinnovabili.it) – I ghiacci dell’Antartide si stanno sciogliendo ad una velocità mai vista prima. E’ quanto rivela uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica PNAS sullo stato di salute del continente antartico.

Le ricerche prendono in considerazione gli ultimi 40 anni, a partire dal 1979: in questo periodo la quantità di ghiaccio “persa” per discioglimento in Antartide è passata da 40 gigatoni all’anno tra il 1979 e il 1990 (1 gigatone equivale a 1 miliardo di tonnellate) per accelerare drasticamente negli ultimi 20 anni (gli studi parlano di un incremento del 280% rispetto alle prime due decadi prese in considerazione) e toccare i 252 gigatoni annui tra il 2009 e il 2017.

 

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Il ghiaccio che si scioglie non viene rimpiazzato da nuove formazioni: i ricercatori hanno osservato 176 punti strategici sulle coste dell’Antartide, luoghi in cui la penetrazione di acque salate dagli oceani causa un maggiore scioglimento dei ghiacci. Allo stesso tempo hanno registrato una forte diminuzione delle precipitazioni nevose nell’entroterra scoprendo uno squilibrio che mette a repentaglio la conservazione del continente.

Uno squilibrio che per la prima volta viene registrato con allarmante preoccupazione nella parte Ovest dell’Antartide, quella ritenuta dai ricercatori più resistente a rapidi cambiamenti: “Non ci aspettavamo che il contributo dell’Ovest Antartide al discioglimento fosse così consistente – ha spiegato Eric Rignot coordinatore della ricerca all’Università della California – Lo scioglimento si sta verificando, quindi, nei luoghi più vulnerabili del continente, luoghi che potrebbero causare l’innalzamento dei mari nell’ordine di diversi metri nei prossimi duecento anni”.

 

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