• Articolo Roma, 8 novembre 2012
  • Da Legambiente e Aitec

    Aree estrattive, stilate linee guida per una gestione sostenibile

  • Zanchini: “Non è fermando le cave in Italia, magari delocalizzando le attività, che si darà risposta ai problemi”

(Rinnovabili.it) – E’ possibile coniugare le attività estrattive alla gestione sostenibile del territorio? Secondo Legambiente ed AITEC, l’Associazione storica di Confindustria rappresentativa dei produttori di cemento, sì. Anzi non solo è possibile e necessario, ma costituisce una sfida in grado di aggiungere nuovo valore. E per indicare la strada agli operatori del  settore che le due associazioni hanno redatto le Linee Guida della sulle Aree Estrattive, un articolato “vademecum” creato per  diffondere i principi di gestione sostenibile durante tutto il ciclo di vita della cava o della miniera, dalla fase di pianificazione e progettazione fino al recupero, in maniera tale restituire il territorio alla collettività in tempi molto più brevi rispetto alla vita media della cava (30 anni).

“Vogliamo mettere in campo tutte le azioni – ha affermato Giuseppe Schlitzer Consigliere Delegato di AITEC –  che possano non solo mitigare gli impatti, ma rendere possibile un recupero ambientale tale da creare nuovo valore naturalistico, apportare benefici alla biodiversità e agli ecosistemi, offrire nuovi spazi fruibili alla collettività”.

Nel dettaglio le Linee Guida individuano le misure da adottare per la riduzione degli impatti su:

▫          atmosfera. Per limitare l’emissione di polveri, si orientano i fronti di scavo in funzione della direzione dei venti, si bagnano piste e piazzali percorsi dai mezzi da cava, si sospendono le operazioni nei giorni troppo ventosi, ecc.;

▫          ambiente idrico. Per tutelare le acque si realizzano apposite canalette, si controllano gli scarichi di acque su corsi d’acqua superficiali, si effettua periodica manutenzione dei mezzi in aree attrezzate per evitare sversamenti di sostanze inquinanti, ecc.;

▫          suolo e sottosuolo. Progettando lo scavo in modo che la modificazione della morfologia risulti compatibile con l’assetto dei luoghi, conservando il suolo asportato in fase di scopertura per le opere di recupero ambientale, ecc.;

▫         rumore e vibrazioni. Utilizzando macchinari nuovi che producano emissioni ridotte e pannelli fonoassorbenti per gli impianti, ecc.;

▫         paesaggio e intervisibilità. Privilegiando la coltivazione dall’alto verso il basso con cantieri “schermati”, prevedendo soluzioni per minimizzare l’impatto morfologico degli scavi, ecc.;

▫        flora e fauna. Valutando l’alterazione dell’habitat, l’eventuale riduzione del patrimonio forestale, la modifica degli elementi che costituiscono l’ecosistema.