• Articolo Bruxelles, 16 giugno 2017
  • Il nuovo rapporto dell'EEA

    L’Artico rischia di esplodere, l’UE rallenti la pressione

  • L’Agenzia ambientale europea esorta l’Unione a cogliere l’opportunità che viene dalla crisi per smettere di investire nello sfruttamento dell’artico ed evitare lo scioglimento dei ghiacci

artico

 

(Rinnovabili.it) – L’Unione europea dovrebbe impegnarsi per rafforzare la conservazione del fragile ecosistema artico, sostenendone la resilienza e riducendo inquinamento e rifiuti in mare. Lo afferma l’Agenzia europea per l’Ambiente (EEA) nel suo ultimo rapporto. Gli esperti spiegano che sarebbe utile cogliere l’opportunità offerta dal quadro economico attuale: la crisi economica e le fluttuazioni dei prezzi mondiali delle materie prime hanno portato ad un taglio degli investimenti nella regione, dando i governi più tempo per sviluppare tecnologie pulite e ridurre la pressione su un’area in cui le temperature stanno crescendo ad un ritmo quasi doppio rispetto alla media globale.

L’Artico ha un ruolo fondamentale nella mitigazione del clima, ma il progressivo scioglimento dei ghiacci sta riducendo il suo contributo e innescando effetti a catena, in una spirale negativa che rischia di andare fuori controllo. L’aumento del turismo con il ritiro del ghiaccio è una conseguenza infausta del riscaldamento globale, che intensifica l’impatto antropico in zone da tutelare il più possibile. Anche le trivellazioni, la ricerca di minerali preziosi e la crescita del commercio navale contribuiscono in grande misura a far salire la colonnina di mercurio, sconvolgendo l’ecosistema e mettendo a rischio l’ambiente.

 

>> Leggi anche: Il riscaldamento dell’Artico ci costerà 90 mila miliardi <<

 

Nel marzo scorso, il Parlamento europeo ha detto no alla proposta di vietare l’estrazione di idrocarburi in Artico, cedendo agli appetiti dell’industria. La US Energy Information Administration, il braccio statistico del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, dice che l’Artico potrebbe contenere fino al 13% delle risorse mondiali di petrolio convenzionale non ancora scoperte e il 30 per cento delle riserve di gas naturale.

Secondo l’Agenzia ambientale dell’UE, il vecchio continente ha delle responsabilità, dal momento che importa risorse dall’Artico e contribuisce a riscaldarlo con le emissioni di CO2 prodotte entro i suoi confini. Per questo, dovrebbe aumentare al più presto la quota di fonti rinnovabili nel mix energetico, riducendo le importazioni di petrolio e gas dai mari del nord, nonché fissare delle regole strette e vincolanti per il traffico navale, in modo da evitare quanto più possibile un incidente in zone dove sarebbe difficilissimo contenere i danni.

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