• Articolo Roma, 30 agosto 2019
  • L’atmosfera? È più limpida di 40 anni fa

  • Lo studio dell’Università di Milano e del CNR: nelle zone più inquinate del Paese, la frequenza dei giorni con visibilità sopra i 10 o i 20 km è più che raddoppiata, grazie soprattutto alle norme emanate per ridurre l’inquinamento.

Credit: Natubico (CC BY-SA 3.0)

Credit: Natubico (CC BY-SA 3.0)

 

 

(Rinnovabili.it) – La notizia, in controtendenza, è che negli ultimi 40 anni in Italia l’atmosfera è diventata più limpida e l’aria si può considerare più pulita. Sono le conclusioni di una squadra di ricercatori del Dipartimento di scienze e politiche ambientali dell’Università degli Studi di Milano e dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac), pubblicate di recente su Atmospheric Environment.

Gli scienziati hanno utilizzato i dati di una variabile meteorologica che non era mai stata studiata in modo esaustivo in Italia. Si tratta della visibilità orizzontale in atmosfera, molto condizionata dal livello di inquinamento atmosferico. La visibilità orizzontale è fondamentale in diversi ambiti tra cui quello del traffico aereo. Per questo viene monitorata continuamente da molti decenni in tutte le stazioni del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, dove un operatore addestrato valuta, mediante una serie di riferimenti, quale è la massima distanza alla quale un oggetto risulta visibile.

 

Lo studio analizza l’evoluzione della frequenza delle giornate con “atmosfera limpida” (ovvero con visibilità superiore a 10 e a 20 km) in varie aree del territorio italiano nel periodo 1951-2017. Questa frequenza è cambiata fortemente in tutte le aree considerate e i cambiamenti più grandi si sono avuti nelle aree più inquinate del Paese tanto che, in zone come il bacino padano, la frequenza dei giorni con visibilità sopra i 10 o i 20 km è più che raddoppiata negli ultimi 40 anni.

La spiegazione, almeno quella storica, sembra abbastanza semplice. Quello che tutti ricordano come il boom economico, oltre alle ricadute positive spesso celebrate, ha portato in dote una rapida crescita delle emissioni negli anni ’60 e ’70. Successivamente sono arrivate tante norme emanate per ridurre l’inquinamento atmosferico nelle nostre città. Un fenomeno, questo, che riguarda l’Italia così come molti altri Paesi sviluppati.

 

“Le analisi effettuate hanno quindi messo in evidenza in modo molto efficace il grande successo che si è avuto in Italia sul fronte della lotta all’inquinamento atmosferico -, commenta Maurizio Maugeri, docente di Fisica dell’atmosfera all’Università di Milano – Tuttavia, non dobbiamo scordare che si può e si deve fare ancora di più per completare il percorso di risanamento che i dati di visibilità in atmosfera documentano in modo così efficace”.

La ricerca mette anche in evidenza il legame tra i livelli del particolato atmosferico e la trasparenza dell’atmosfera. “Le emissioni degli inquinanti che concorrono al particolato atmosferico, oltre a danneggiare la nostra salute, vanno infatti ad interagire con la radiazione solare riflettendola verso lo spazio causando un raffreddamento della superficie terrestre provocando, quindi, un effetto opposto a quello dei gas climalteranti, come l’anidride carbonica”, aggiunge Veronica Manara del Cnr-Isac.

 

L’aumento del contenuto di aerosol in atmosfera registrato fino agli inizi degli anni ’80 ha parzialmente nascosto l’aumento di temperatura causato delle sempre più alte concentrazioni di anidride carbonica. Poi sono arrivate le politiche di contenimento delle emissioni, che hanno permesso di registrare, negli ultimi decenni, la progressiva riduzione degli aerosol, che ha determinato un aumento della radiazione solare che giunge a terra “smascherando” il vero effetto dei gas serra. Infatti, mentre tra gli anni ’50 e la fine degli anni ’70 la temperatura nel nostro Paese è rimasta pressoché costante, dagli anni ’80 ad oggi è cresciuta di quasi mezzo grado ogni decennio.

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