• Articolo Sydney, 8 maggio 2017
  • Banca Mondiale: Australia e NZ aprano le porte ai migranti climatici

  • L’Istituto sostiene la libera circolazione nella regione del Pacifico: un programma di migrazione strutturato impedirebbe lo spostamento forzato delle generazioni future

migranti climatici

 

(Rinnovabili.it) – Australia e Nuova Zelanda dovrebbero consentire una migrazione aperta alle popolazioni del Pacifico minacciate dai cambiamenti climatici. È quanto sostiene la Banca Mondiale in un nuovo policy paper pubblicato in questi giorni. Il documento “Pacific Possible: Labour Mobility” (pdf) parte da un’impostazione prettamente economica: esplora i potenziali benefici della mobilità fino al 2040 di quanti oggi vivono in realtà come quelle di Tuvalu e Kiribati. Le due piccole nazioni dell’arcipelago pacifico già stanno facendo i conti con gli effetti del riscaldamento globale e dell’innalzamento del livello delle acque oceaniche.

 

Un futuro di migranti climatici

Con un futuro praticamente certo di migranti climatici e spostamenti forzati, la Regione deve iniziare a organizzarsi fin da ora per evitare una situazione fuori controllo, un domani non molto lontano. “Il peggioramento degli impatti del cambiamento climatico ha fornito un nuovo imperativo morale: fornire un accesso aperto”, si legge nel report redatto della Banca e dall’Austrialia National University. Gli autori sostengono l’istituzione di un programma di migrazione strutturata per Australia e Nuova Zelanda e libera circolazione degli abitanti del Pacifico come strumento di adattamento climatico per l’intera area. Gli stessi governi di Tuvalu e Kiribati (ma il problema interessa anche altre nove Isole Stato) preferirebbero un flusso lento verso l’esterno derivante da una migrazione volontaria piuttosto che essere etichettati come ‘rifugiati’ in fuga da “una situazione economica e ambientale senza speranza.”

 

Open immigration, strumento di adattamento climatico

Ci sono diversi ordini di problema da affrontare: attualmente la convenzione sui rifugiati non riconosce il climate change come motivo di protezione. Chi in questi mesi ha provato a chiedere asilo alla Nuova Zelanda, inserendo la causa climatica tra le motivazioni, si è visto respingere la domanda. C’è poi l’Australia che da più di tre anni ha introdotto politiche particolarmente severe nei confronti dell’immigrazione. Come sottolineato dal Prof Stephen Howes dalla Australian National University e co-autore del documento l’intento della libera circolazione delle persone, così come proposta, non è quello “di svuotare quei paesi ma di renderli sostenibili dal punto di vista economico e ambientale”. I benefici non sarebbero ovviamente solo per i migranti climatici. Le previsioni sulla futura domanda di lavoro in Australia e Nuova Zelanda indicano offerte in crescita in settori come l’agricoltura, la cura e assistenza agli anziani e il turismo, che difficilmente saranno coperti internamente. Si tratta di nuovi posti di lavoro, permanenti, in grado di creare una situazione win-win molto più vantaggiosa degli aiuti australiani forniti alla stessa Regione.

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