• Articolo Londra, 10 luglio 2019
  • Il 46% delle grandi aziende mondiali ignora i rischi del cambiamento climatico

  • Un’indagine della Transition Pathway Initiative ha analizzato l’inserimento di misure di contrasto al climate change nei business plan di alcune delle maggiori compagnie mondiali

cambiamento climatico aziendeCambiamento climatico e taglio delle emissioni sono due dei punti critici su cui aziende e investitori dovrebbero focalizzare la propria attenzione

 

(Rinnovabili.it) – Quasi il 50% delle grandi compagnie produttive mondiali evitano di inserire misure di contrasto adeguate al cambiamento climatico nei propri business plan. Il dato emerge dal secondo report stilato dalla Transition Pathway Initiative (TPI), un gruppo internazionale di analisi e consulenza supportato da investitori detentori di un patrimonio complessivo di oltre 14 trilioni di dollari.

 

Lo studio è stato realizzato dal Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment della London School of Economics and Political Science: 274 le imprese analizzate, responsabili del 41% delle emissioni di CO2 mondiali per le aziende quotate in borsa. Due le sezioni in cui si divide il report: da una parte il “Management quality” ovvero la capacità d’inserire il cambiamento climatico all’interno delle strategie economiche e di produzione, dall’altra la “Carbon Performance” ovvero la coerenza dei piani di taglio delle emissioni con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

 

Il 46% delle imprese analizzate non inserisce adeguatamente la crisi climatica all’inetrno delle proprie strategie commerciali e produttive, il 25% delle aziende evita direttamente di pubblicare i dati relativi alle emissioni di gas serra dell’attività di produzione, mentre l’86% delle imprese deve ancora stilare o pubblicare una pianificazione che prenda in considerazione diversi scenari climatici.

 

Una piccola percentuale di aziende risponde positivamente allo stimolo di report come quello stilato da TPI: rispetto allo scorso anno, quando lo studio seguì a stretto giro di tempo la ricerca dell’International Panel on Climate Change che segnalava una strettissima finestra di tempo per tagliare le emissioni e rimanere entro i limiti dell’Accordo di Parigi, il 27% delle compagnie censite ha migliorato l’integrazione di misure a contrasto del cambiamento climatico nei propri piani industriali.

 

Restano tuttavia una porzione minoritaria (il 16% delle 160 analizzate per quanto riguarda la “Carbon Performance”) le imprese i cui piani di taglio delle emissioni (programmati o già operativi) siano in linea con l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto della soglia limite dei 2°C entro fine anno, mentre appena il 12,5% delle compagnie (tra cui E.ON, Iberdola, Stora Enso e Edison International) prevede piani di taglio in linea con il più ambizioso obiettivo di rimanere entro un range di innalzamento delle temperature tra 1,5°C e 2°C.

 

“La nostra ricerca dimostra che abbiamo bisogno di sempre più investitori che spingano le aziende responsabili di grandi quantità di emissioni a fissare obiettivi coerenti con l’Accordo di Parigi sul clima.  Stiamo cominciando a vedere risultati ma non al ritmo necessario – ha commentato Adam Matthews, co-direttore di TPI – L’incapacità di cogliere la gravità dell’avvertimento di questo report e di riconoscere la lentezza dei progressi aziendali, potrebbe mettere a repentaglio la nostra capacità come fondi pensione di gestire i rischi finanziari all’interno del nostro portafoglio beneficiari. La finestra per agire sui cambiamenti climatici si sta chiudendo. Il fatto che solo 1 azienda su 8 con il più alto tasso di emissioni stia rispondendo a un livello vicino al ritmo richiesto rappresenta una sfida urgente per gli investitori”.

 

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