• Articolo Bruxelles, 10 gennaio 2018
  • C'è l'accordo politico tra i gruppi

    Basta olio di palma nei carburanti europei dal 2021

  • Il Parlamento Europeo è d’accordo, la prossima settimana arriverà la proposta di uno stop all’utilizzo dell’olio di palma nei trasporti entro i prossimi 3 anni

olio di palma

 

In tre anni addio all’olio di palma nei trasporti europei

 

(Rinnovabili.it) – L’accordo c’è, e al voto manca circa una settimana. Il Parlamento Europeo sembra deciso a fare sul serio, vietando dal 2021 l’utilizzo di olio di palma nel settore dei trasporti europeo. Sebbene la scadenza venga spostata di un anno rispetto all’ultima risoluzione, si tratta comunque di una posizione ambiziosa, dal momento che oggi il nostro continente è il secondo mercato di sbocco dopo l’India.

«Ogni proposta che ho visto provenire da tutti i principali gruppi politici va in quella direzione», ha detto l’eurodeputato olandese Bas Eikhout ai giornalisti in vista di una votazione in plenaria sulla direttiva sulle energie rinnovabili prevista per la prossima settimana in Parlamento.

Conferme da parte di socialisti e popolari sono state pubblicate da Euractiv, dando corpo ad un accordo politico sul bando all’olio di palma che rappresenta un ampio passo in avanti, nonostante l’opera di lobbying portata avanti dai paesi produttori come Indonesia e Malesia.

 

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Il divieto sarebbe una vittoria per gli ambientalisti che da anni si battono contro deforestazione, inquinamento e violazioni dei diritti umani connessi al commercio dell’olio di palma. Uno studio finanziato dall’UE, pubblicato nel 2016 dopo molto ritardo, ha rilevato che il biodiesel derivato dalla palma da olio era tre volte più inquinante del gasolio tradizionale. Il successo delle campagne contro l’olio di palma nei carburanti è stata sostenuta anche da interessi economici: i produttori europei di etanolo, infatti, avevano invitato i responsabili politici dell’UE a differenziare i biocarburanti in base alle loro emissioni di gas serra e alle loro credenziali di sostenibilità. In poche parole, chiedevano di investire sul mercato interno piuttosto che sull’olio tropicale. Secondo ePURE, l’associazione europea per l’industria dell’etanolo, questo biofuel ha emissioni di gas serra inferiori del 64% rispetto ai combustibili fossili ed è prodotto quasi completamente entro i confini europei.

L’iter legislativo, comunque, è ancora in mezzo al guado. Il divieto proposto deve ancora superare alcuni ostacoli, a cominciare dall’accordo politico tra i 28 Stati membri dell’UE, chiamati a finalizzare l’adozione della direttiva sulle energie rinnovabili rivista dalle altre istituzioni europee. Senza contare che un simile bando potrebbe andare incontro al ricorso da parte dei paesi produttori in seno all’Organizzazione mondiale del commercio (WTO).

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