• Articolo Lussemburgo, 14 ottobre 2019
  • BEI: domani la decisione sugli investimenti fossili

  • Questa settimana, la BEI arriverà ad una decisione sulla sua politica di prestito. La proposta richiederà una maggioranza ordinaria tra gli investitori e sarà tutta incentrata sulla definizione di cosa sia un “investimento verde”.

Dopo la proposta di luglio, la BEI diventerà davvero una Banca Climatica?

 

(Rinnovabili.it) – Questa settimana, la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) deciderà se interrompere o meno il finanziamento all’industria fossile, rivedendo una volta per tutte la propria politica di prestito nel settore energetico. La decisione dovrebbe arrivare martedì, e vedrà coinvolti in prima linea i ministri delle finanze dell’UE.

 

Rilasciata a luglio dalla BEI, la bozza di proposta per porre fine al finanziamento del petrolio, del carbone e del gas era stata ampiamente elogiata da gruppi ambientalisti, fra i quali spiccava la ong Counter Balance, che insieme ad altre 70 organizzazioni non governative si era impegnata in una campagna per la transizione energetica della politica di prestito della Banca Europea.

 

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Tuttavia, l’entusiasmo si era presto affievolito. Infatti, la Commissione europea – insieme alla Germania, l’Italia, la Polonia, la Lettonia e la Spagna – sin da allora ha spinto affinché la banca continuasse a finanziare l’industria fossile, seppure in vista di un supporto verso la transizione. Questi Stati, infatti, chiedono che il gas sia ancora oggetto di finanziamento, sostenendo che se gli investimenti per un’energia a gas più efficiente venissero del tutto rimossi, alcune economie potrebbero finire con il fare uso di tecnologie più vecchie e quindi più inquinanti. La bozza di luglio ha dunque subito delle modifiche: sono venute meno alcune parole chiave inerenti alle misurazioni degli obiettivi di emissione che – secondo quanto riportato da Reuters – potrebbero rendere difficile monitorare in modo affidabile l’impatto.

 

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I dati della BEI mostrano che lo scorso anno i finanziamenti per progetti legati ai combustibili fossili sono stati pari a quasi 2 miliardi di euro, per un totale di 13,4 miliardi dal 2013. A fronte di questi numeri, un arresto immediato sarebbe accolto come un serio impegno da parte dell’Europa per affrontare il riscaldamento globale, allineandosi con gli obiettivi espressi dall’accordo di Parigi. Al contempo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha chiesto alla BEI di impegnare in “progetti verdi” la metà dei 60-80 miliardi di euro che ogni anno vengono investiti dall’istituto, così da diventare una “Banca climatica”.

 

La proposta discussa martedì dovrebbe richiedere una maggioranza ordinaria, composta da almeno 1/3 degli investitori che rappresentano il 50% del capitale (rappresentati dagli Stati membri). Secondo Reuters, Wenrner Hoyer (amministratore delegato di BEI) ha dichiarato che ci si aspetta ambizione da parte dell’istituto: “abbiamo dato ascolto alla call to action internazionale, ora non dovremmo deludere”.

 

Se i piani verranno davvero approvati, la BEI fornirà sostegno a quegli Stati membri con un percorso di transizione più impegnativo verso investimenti verdi.  Per tali ragioni, il dibattito più aspro si avrà sulla definizione di cosa sia o non sia un “investimento verde”: l’emissione di obbligazioni verdi dovrebbe raggiungere quest’anno i 250 miliardi di dollari, ma la definizione di ciò che si qualifica come come è una questione ancora tutta aperta.

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