• Articolo Roma, 14 luglio 2016
  • Una biblioteca sotterranea custodirà la memoria dei ghiacciai in pericolo

  • Gli scienziati di Francia, Italia, Russia e Stati Uniti si mobilitano per tutelare il patrimonio degli archivi climatici per le generazioni future

Una biblioteca sotterranea custodirà la memoria dei ghiacciai in pericolo

 

(Rinnovabili.it) – E’ pronta a partire  la prima missione del progetto internazionale di salvaguardia della “memoria di ghiacci”. Il prossimo 15 agosto una équipe di glaciologi e ingegneri provenienti da Francia, Italia, Russia e Stati Uniti  si recheranno sul ghiacciaio del Col du Dôme per iniziare i primi prelievi del “patrimonio ghiacciato” del Pianeta. L’obiettivo dell’iniziativa, è quello di realizzare una vera e propria biblioteca mondiale di “campioni” estratti dai ghiacciai oggi sotto scacco dal riscaldamento globale.

Le carote di ghiaccio prelevate da questi luoghi saranno conservate e analizzate nel tempo, prima di essere messe al sicuro in una grotta scavata sotto la neve a -54°C.

 

L’idea è nata osservando l’aumento della temperatura e conseguente fusione di molti ghiacciai: sotto l’incessante pressione del global warming negli ultimi anni abbiamo assistito ad un riduzione fino al 75% del ‘terzo polo’ freddo della Terra, ovvero, i ghiacciai cosiddetti ‘alpini’ (Alpi e Himalaya, Patagonia, Alaska, ma anche Caucaso e Urali,  Kilimangiaro e  Ruwenzori in Africa, ecc.), in particolar modo quelli sotto ai 3000 metri. Con questa fusione e con il colare dell’acqua attraverso gli strati di neve sottostanti saranno cancellate definitivamente pagine uniche della storia del nostro ambiente.

 

«Noi siamo l’unica comunità scientifica che lavora sul clima e vede sparire una parte dei suoi archivi. Era diventato urgente salvaguardare questo patrimonio per il futuro, come il patrimonio mondiale dei semi conservato allo Spitsbergen», spiega Jérôme Chappellaz, fondatore francese del progetto, direttore di ricerca del CNRS che lavora Laboratorio di glaciologia e geofisica dell’ambiente (LGGE) dell’Università di Grenoble Alpes. Ed è proprio qui che saranno portate le prime carote di 130 metri ciascuna estratte dal Col du Dôme(4.300m, Monte Bianco).

 

Uno dei tre campioni sarà analizzato nel 2019 per costituire una base dati a disposizione di tutta la comunità scientifica mondiale. Le altre due carote saranno trasportate per nave e veicolo cingolato sugli altipiani antartici, terra di scienza e di pace, nel 2020, dove saranno conservati in tutta sicurezza per molti secoli nella base Concordia gestita dall’Istituto polare francese “Paul Emile Victor” e dal suo partner italiano, il Programma Nazionale Ricerche in Antartide (PNRA). Successivamente saranno riunite nella biblioteca sotterranea insieme a tutti i campionamenti aggiuntivi.

 

Una seconda missione, più lunga e complessa, è già in programma nel 2017 nelle Ande boliviane (ghiacciaio Illimani) e altri nove Paesi si sono candidati per entrare a fare parte del progetto e salvaguardare i loro ghiacciai e quelli a cui hanno accesso: Germania, Austria, Svizzera, Brasile, Stati Uniti, Russia, Cina, Nepal, Canada. «La nostra generazione di scienziati, testimone del riscaldamento globale, ha una grande responsabilità verso le generazioni future. Per questo doneremo campioni di ghiaccio provenienti dai più fragili ghiacciai alla comunità scientifica dei decenni e dei secoli a venire, quando questi ghiacciai saranno scomparsi o avranno perso la qualità dei loro archivi», conclude Carlo Barbante, promotore italiano del progetto, direttore dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche (Idpa-Cnr) e professore all’Università Ca’ Foscari Venezia.

 

Le istituzioni scientifiche promotrici del progetto (Università di Grenoble Alpes, CNRS, IRD, CNR, Università Ca’ Foscari Venezia e Fondazione Università Grenoble Alpes) coinvolgono anche IPEV, PNRA, INSU, la Communauté Université Grenoble Alpes e persino il regista premio Oscar francese Luc Jacquet che la sua équipe Wild-Touch assicureranno la produzione e la diffusione delle immagini nel seguito del lungometraggio «La glace et le ciel».

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