• Articolo Braisilia, 2 novembre 2018
  • Brasile, Bolsonaro fonde Ambiente e Agricoltura: l’Amazzonia trema

  • Il nuovo presidente è pronto a mettere gli interessi commerciali davanti quelli della foresta amazzonica e delle tribù che la abitano

brasile bolsonaro

 

Appesa a un filo la tutela delle tribù amazzoniche in Brasile

(Rinnovabili.it) – Si allungano le ombre proiettate dal nuovo governo brasiliano sulla foresta Amazzonica. Come promesso in campagna elettorale, il neo eletto presidente Jair Bolsonaro è pronto a unificare i ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura in unico organismo. “L’agricoltura e l’ambiente saranno nello stesso ministero, come abbiamo detto fin dall’inizio”, ha confermato in questi giorni Onyx Lorenzoni che dovrebbe assumere la carica di capo dello staff quando il nuovo governo salirà formalmente al potere, a gennaio 2019. Una scelta che a suo tempo era stata motivata con l’obiettivo di garantire che la produzione agricola fosse prioritaria rispetto alla protezione ambientale. “Non avremo più scontri su questo”, aveva commentato l’ex capitano dell’esercito.

Facile intuire cosa possa significare questo per un patrimonio naturale quale la foresta Amazzonica, da sempre sotto attacco di “asce” più o meno legalizzate. La pressione sull’Amazzonia brasiliana è cresciuta in maniera particolare negli ultimi due anni. Secondo i dati dell’ONG Imazon, il picco di disboscamento si è toccato a giugno 2018, con la perdita di 1.169 chilometri quadrati di terreno alberato, complice il programma di indebolimento dei controlli, portato avanti da Michel Temer. L’ex presidente del Brasile, salito in carico dopo l’impeachment di Dilma Rousseff nell’agosto 2016, ha rapidamente smantellato una serie di leggi a tutela della foresta e delle tribù indigene che la abitano.

 

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Attualmente il tasso di disboscamento viaggia a una velocità di 52.000 chilometri quadrati all’anno. Gli ambientalisti temono che il colpo si farà ancora forte con l’unificazione dei due dicasteri, aumentando il processo di conversione della foresta in terreni agricoli. Ipotesi piuttosto concreta dal momento che l’agroindustria e le lobby minerarie del Brasile sono state tra le più forti sostenitrici di Bolsonaro.

 

Ma non sarà soltanto la natura a pagare le conseguenze delle nuove politiche brasiliane. Bolsonaro intende usare la permanenza nell’Accordo sul clima di Parigi come pietra di scambio per ottenere l’esclusiva sovranità sul cosiddetto “Corridoio AAA“. Si parla di una striscia di terra che va dalle Ande all’Atlantico passando per l’Amazzonia (da qui il nome AAA) e sui cui le tribù indios hanno in parte la giurisdizione. Il governo intende sottrarre la proprietà per realizzare una via di comunicazione transnazionale che tagli in due il Brasile. Come un novello Trump, il presidente brasiliano ha prima minacciato la fuoriuscita dal Paris Agreement “perché lesivo dell’economia nazionale”, poi ha ritrattato affermando che il Paese sarebbe rimasto nell’accordo a patto di avere restrizioni nei confronti del piano sul corridoio AAA.

 

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