• Articolo Londra, 15 ottobre 2018
  • Brexit: e se il Regno Unito uscisse dal mercato del carbonio UE?

  • Se il Paese dovesse lasciare il Blocco senza un accordo, si ritroverebbe automaticamente fuori dall’ETS. Il governo Uk studia un possibile carbon price

brexit

 

Cosa rischiano le aziende iscritte all’ETS EU in caso di Brexit No Deal?

(Rinnovabili.it) – Mentre la scadenza della Brexit si avvicina rapidamente, il Governo britannico continua ad elaborare una serie di una serie di documenti (noti come Technical Notices) sui potenziali effetti di un’uscita “senza accordo”. Uno di questi riguarda da vicino l’ETS, ossia il mercato del carbonio europeo. Nonostante Londra si mostri fiduciosa di riuscire a trovare un’intesa, vi è ad oggi la possibilità che i negoziati si concludano con un nulla di fatto. In questo caso nel 2019, il Paese si troverebbe, tra le altre cose, escluso dal sistema di scambio delle emissioni. Al contrario, con un accordo Brexit, la nazione potrebbe rimanere nell’ETS almeno fino alla fine della sua terza fase trading (2013-2020).

 

Perché si tratta di un elemento importante? Perché la Gran Bretagna è il secondo più grande emettitore di anidride carbonica in Europa e le sue utility sono tra i maggiori acquirenti di quote di CO2. Di conseguenza, gli effetti si sentirebbero sia in patria che nel resto del Vecchio Continente. Secondo gli esperti, infatti, un’esclusione dal mercato del carbonio potrebbe danneggiare l’azione sul cambiamento climatico e, diminuendo drasticamente la domanda e dunque i prezzi della CO2, potrebbe costringere Bruxelles a ricalcolare le quote da vendere e il limite cumulativo delle emissioni nell’UE (leggi anche Prezzo del carbonio: le prossime mosse in Europa).

 

Gli analisti di Ecuity sostengono che a pagarne le conseguenze, in maniera letterale, saranno soprattutto le aziende britanniche. Attualmente, infatti, l’ETS consente alle industrie del Regno Unito di acquistare riduzioni delle emissioni dall’estero, invece di agire direttamente con costi operativi più elevati. Senza contare che il governo britannico guadagna circa 0,5 miliardi di sterline all’anno dalle aste ETS. Per questo motivo tra le Technical Notices di Londra fa capolino anche una sorta di strategia di salvataggio. “Il governo del Regno Unito – si legge nel documento – pubblicherà maggiori dettagli su come applicherà inizialmente un prezzo del carbonio in uno scenario Brexit No Deal nel Bilancio 2018 e la legislazione sarà inclusa nella legge finanziaria 2018-19”.

 

>>Leggi anche UK: clima, il grande escluso dall’ente ambientale post Brexit<<

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