• Articolo Ginevra, 22 febbraio 2016
  • Nuovo special report entro il 2018

    Cambiamenti climatici, per l’IPCC la sfida più ardua di sempre

  • Il panel di esperti ONU sui cambiamenti climatici dovrà produrre in tempi record l’analisi che punta al target di 1,5 °C. Un’impresa quasi impossibile

Cambiamenti climatici, per l'IPCC la sfida più ardua di sempre

 

(Rinnovabili.it) – Una sfida complicata, al limite dell’impossibile attende l’IPCC, il panel di scienziati che informano le Nazioni Unite sui trend dei cambiamenti climatici. I loro rapporti sugli scenari globali escono ogni 5-7 anni e richiedono il lavoro di centinaia di esperti, molti dei quali nemmeno vengono pagati.

Anche se il gruppo si è già confrontato con la complessità di mettere d’accordo 195 nazioni sulle bozze dei propri report, questa volta l’impresa sarà più difficile del solito. Entro il 2018, all’IPCC è stato chiesto di raccogliere ogni informazione possibile che aiuti a raggiungere il target degli 1,5 °C caldeggiato dall’accordo sul clima approvato a Parigi.

Gli scienziati avranno dunque la metà del tempo per mettere insieme tutte le raccomandazioni necessarie a centrare un obiettivo praticamente impossibile. Eppure è l’unico in grado di garantire impatti minori sulle comunità più vulnerabili del mondo, evitando (forse) l’inondazione completa di interi Stati insulari. Non solo: anche la siccità, che quest’anno colpirà duramente il continente africano, diverrà sempre più uno degli effetti più catastrofici del climate change.

 

Cambiamenti climatici, per l'IPCC la sfida più ardua di sempre 2

 

La maggior parte delle analisi disponibili si concentra sui 2 °C, soglia ritenuta meno complessa da rispettare. Tuttavia, questo significherebbe condannare cinicamente milioni di persone in nome degli interessi dell’industria.

I ricercatori hanno dunque 18-21 mesi di tempo per rivedere la letteratura scientifica in ottica 1,5 °C. In realtà, di inviti all’analisi ne sono arrivati 27, presentati da diversi Paesi e da organizzazioni del gruppo degli osservatori ONU. Ma il panel è in grado di accontentare solo 2-3 richieste.

Quando lo special report dell’IPCC arriverà nel 2018, con tutta probabilità dichiarerà necessaria un’azione estremamente radicale e improcrastinabile per fermare l’aumento delle temperature. Ma sembra un compito arduo da assolvere per le economie occidentali e i Paesi in via di sviluppo come Cina e India. Di certo, infatti, la valutazione degli esperti consiglierà una revisione completa dell’economia fossile globale. Gli impegni climatici nazionali presentati prima della COP 21 indirizzano la colonnina di mercurio verso i +3 °C entro fine secolo. Per salvare milioni di persone serve molto di più, e non è affatto detto che i grandi inquinatori siano disposti a farlo.

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