• Articolo Norwich, 13 maggio 2013
  • Da una ricerca dell’Università dell’East Anglia

    Cambiamenti climatici: a rischio piante ed animali comuni

  • I ricercatori hanno analizzato gli effetti dell’aumento delle temperature terrestri sulle specie animali e sulle piante più comuni, concludendo per una probabile grave perdita di biodiversità se non si agisce subito per ridurre le emissioni di CO2

cambiamenti climatici: a rischio piante ed animali più comuni(Rinnovabili.it) – Se non si prenderanno seri provvedimenti per rallentare il riscaldamento globale, circa il 57 per cento delle piante comuni e il 34 per cento degli animali potrebbe andare incontro ad un drammatico declino entro il 2080: a sostenerlo è una ricerca dell’Università dell’East Anglia pubblicata sulla rivista Nature Climate Change.

A causa dei cambiamenti climatici, dunque, le specie animali e vegetali più comuni potrebbero in un futuro prossimo veder dimezzato il proprio spazio vitale: una perdita di biodiversità e di servizi ecosistemici che potrebbe essere ridotta del 60 per cento nel caso in cui si riescano a diminuire nei prossimi anni le emissioni di gas serra. Gli studi condotti dai ricercatori, infatti, dimostrano che riducendo l’aumento della temperatura media globale di due gradi anziché quattro entro la fine del secolo, si potrebbero guadagnare 40 preziosi anni per permettere a piante ed animali di adeguarsi ai cambiamenti climatici.

 

Le piante, i rettili e gli anfibi sono le specie a più alto rischio; Africa sub-sahariana, America Centrale, Amazzonia e Australia hanno perso già il maggior numero di specie di piante e animali; nord Africa, Asia centrale e Europa sud-orientale saranno con ogni probabilità le prossime zone colpite dal fenomeno.

Mentre esistono molte ricerche in merito agli effetti dei cambiamenti climatici sulle specie rare e in via di estinzione – ha spiegato Rachel Warren, responsabile della ricerca – sappiamo poco circa gli effetti dell’aumento della temperatura globale sulle specie più comuni”. “C’è da dire comunque che altre conseguenze del cambiamento climatico, come eventi meteorologici estremi, parassiti e malattie, suggeriscono che in realtà le nostre stime sono probabilmente conservatrici”.