• Articolo Boulder, 20 marzo 2015
  • Il rapporto del National Snow and Ice Data Center

    Cambiamento climatico: i ghiacci dell’Artico battono in ritirata

  • Per la prima volta in 35 anni i ghiacci del Polo Nord raggiungono durante la stagione invernale un’estensione massima di soli 14,5 milioni di km2

Cambiamento climatico: i ghiacci dell’Artico battono in ritirata

 

(Rinnovabili.it) – Il cambiamento climatico avanza e i ghiacci dell’Artico battono in ritirata. Secondo quanto rivelato dal National Snow and Ice Data Center dell’Università del Colorado nel corso dell’inverno appena trascorso la calotta polare artica ha raggiunto l’estensione massima più bassa mai toccata dal 1979, anno in cui sono iniziate le misurazioni via satellite: la sua superficie è arrivata, infatti, a coprire solo 14,5 milioni di km quadrati.

I ghiacci del Polo Nord crescono e si ritirano normalmente con le stagioni; i cambiamenti nella copertura di ghiaccio della regione sono in gran parte dettati dalle variazioni nella luce del sole, nella temperatura e nelle condizioni atmosferiche. Ma per colpa della presenza di correnti a getto, che hanno creato sacche di aria calda sul Mare di Bering e il Mare di Okhotsk e nel Pacifico occidentale, al picco del livello di ghiaccio (toccato il 25 febbraio) mancavano ben 130.000 km2 di “materia” rispetto al precedente record minimo registrato nel 2011. Il problema, ha confini ampi, da momento che condizioni al di sotto della media di ghiaccio si sono registrate praticamente ovunque tranne che nel Mare del Labrador e nello stretto di Davis.

 

Il rapporto conferma peraltro i risultati di un’altra ricerca, pubblicata il 10 febbraio scorso dal ‘Polar Science Center’ dell’Università di Washington: secondo gli studiosi del centro, tra il 1975 ed il 2012 lo strato dei ghiacci artici si è ridotto di ben il 65%. “L’estensione massima dei ghiacci di quest’inverno è stata la più bassa da quando vengono effettuate le misurazioni via satellite, con condizioni per lo sviluppo del ghiaccio ovunque sotto la media, tranne che nel mare del Labrador e nello Stretto di Davis”, fra Groenlandia e Canada, hanno riferito gli scienziati in una nota stampa. Tuttavia, gli esperti non escludono una possibile “spinta” di fine stagione nella crescita dei ghiacci. “Nelle prossime due o tre settimane, nuovi aumenti sono ancora possibili. Tuttavia, è improbabile che ci possa essere una crescita sufficiente a superare la misura raggiunta il 25 febbraio”.

 

Recupero o meno, questo record negativo non può che preoccupare e come sottolinea Alexander Shestakov, Direttore del programma Artico WWF, “non è un record di cui essere orgogliosi”. “La scarsità di ghiaccio marino invernale rischia di creare una serie di reazioni che minacceranno ulteriormente l’Artico e il resto del mondo “ha aggiunto Shestakov. neve e ghiaccio riflettono i raggi solari: una minor quantità però porta il mare a dover assorbire più calore. E il progressivo riscaldamento, a sua volta, peggiora ulteriormente le condizioni del ghiaccio. “La notizia è pessima, perché quello che succede in Artico molto probabilmente avrà conseguenze su tutte le dinamiche climatiche globali. Il cambiamento non si fermerà al Circolo Polare Artico, purtroppo”, gli fa eco Mariagrazia Midulla responsabile Clima e Energia WWF Italia. “Se non operiamo subito drastici tagli inquinanti delle emissioni di gas serra, ci ritroveremo con un clima irriconoscibile, imprevedibile e molto pericoloso per i sistemi naturali e le persone”.

 

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