• Articolo Incheon, 18 novembre 2014
  • Meena Reeman: “Il diavolo si nasconderà nei dettagli. Vedremo se i contributi arriveranno, con che tempi e vincoli”

    Cambiamento climatico: i dubbi sul Green Climate Found

  • A poche settimane da Lima siamo ancora lontani dai 10-15 miliardi chiesti dall’Onu. Ma la lotta per il controllo del fondo per il cambiamento climatico è già iniziata

Cambiamento climatico i dubbi sul Green Climate Found-

 

(Rinnovabili.it) – Il tetto di 10 miliardi per il cambiamento climatico che dovrebbe sostentare il Green Climate Fund potrebbe essere raggiunto questo giovedì. Un meeting a Berlino potrebbe portare alle promesse di Paesi che per ora non si sono pronunciati, al contrario di Stati Uniti, Giappone e Canada. Per ora la cifra raccolta – ancora solo a parole – è di 7.5 miliardi. Oltre ai 3 di Obama, il fondo dovrebbe poter contare su 1.5 mld promessi dal Giappone, 1 a testa da Francia e Germania, 0.5 dalla Svezia e qualche spicciolo da altri 9 Paesi. Il Canada non ha definito l’entità del contributo, così come l’Inghilterra, dalla quale ci si attende circa 1 miliardo, ma che ancora non ha fatto “coming out”. Siamo perciò ancora lontani dai 10-15 miliardi annui con cui si era deciso di dar corpo al GCF l’anno scorso. Le Nazioni Unite avevano infatti fissato questo target, da raggiungere entro il summit di Lima, che avrà luogo dall’1 al 12 dicembre. Non solo: il rischio è che il fondo resti una scatola vuota per parecchio tempo, dato che non sono chiare le modalità e i tempi con cui verranno stanziate le risorse.

 

Fonte: The Guardian

Fonte: The Guardian

 

«Non possiamo ancora plaudire alle agli annunci – ha detto Meena Reeman, osservatore ufficiale sul board del Green Climate Fund in rappresentanza della società civile dei Paesi in via di sviluppo – Il diavolo si nasconderà nei dettagli di questi contributi. Vedremo se arriveranno con qualche condizione, se saranno doni o prestiti, e se le cifre saranno destinate a scopi specifici».

 

Il GCF dovrebbe servire, a partire dal prossimo anno, per aiutare le economie emergenti a mettere in piedi misure di adattamento per le città e l’agricoltura, in modo da contrastare fenomeni come inondazioni, siccità e innalzamento del livello dei mari che si abbatteranno con maggior forza sul pianeta a seguito del riscaldamento globale. L’obiettivo ultimo è raggiungere i 100 miliardi entro il 2020. Il controllo del fondo ha destato grandi controversie, con i Paesi più poveri preoccupati che quelli più ricchi stiano cercando di vincolare i fondi alle attività di imprese multinazionali del settore privato. Così facendo, aiuterebbero le proprie corporations a fare profitti sugli investimenti green nelle terre altrui. Le economie più forti hanno anche chiesto che, nei casi in cui manchi il consenso sulle decisioni da prendere, venga messo in atto un meccanismo simile a quello praticato dalla Banca Mondiale. Qui, ogni Paese ha voce tanta voce in capitolo quanta parte del fondo detiene, cosa che ovviamente fa comodo ai pesci grossi.

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