• Articolo Bonn, 14 novembre 2017
  • Presentato il dossier dell'IUCN alla COP 23

    Il cambiamento climatico minaccia le meraviglie del mondo

  • Negli ultimi tre anni gli impatti del cambiamento climatico sui siti patrimonio dell’umanità sono cresciuti a velocità mai viste. Occorre agire subito per tutelarli

cambiamento climatico

 

Un quarto del patrimonio mondiale colpito dal cambiamento climatico

 

(Rinnovabili.it) – In soli tre anni i siti patrimonio dell’umanità a rischio sono quasi raddoppiati, passando da 35 a 62. Il tutto a causa di numerosi fattori, ma soprattutto per il cambiamento climatico. Un bilancio drastico, che suona come un grido d’allarme, quello dell’IUCN World Heritage Outlook 2, aggiornamento del rapporto 2014 da parte dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) che valuta per la prima volta lo stato e le prospettive di conservazione di tutti i 241 siti naturali del patrimonio mondiale.  Presentato a Bonn, dove è in corso la COP 23, il documento punta il dito principalmente sul cambiamento climatico. Per gli esperti è la minaccia maggiore, che impatta sul 25% dei siti mentre nel 2014 ne coinvolgeva appena 1 su 7. I tanti effetti a cascata che produce vanno dallo sbiancamento dei coralli alla perdita dei ghiacci, dalla riduzione delle zone umide allo scongelamento del permafrost, fino alla crescita del rischio di incendi.

Oltre al cambiamento climatico, diverse minacce attanagliano i luoghi più iconici e belli del mondo: dalle specie invasive al turismo insostenibile, fino allo sviluppo delle grandi e impattanti infrastrutture. Questi fattori interessano i processi ecologici e minacciano la sopravvivenza delle specie all’interno dei siti. Nel complesso, la relazione ritiene che il 29% dei siti patrimonio mondiale dell’umanità abbiano problemi significativi e il 7% (tra cui il parco nazionale delle Everglades negli Stati Uniti e il lago Turkana in Kenya) siano in situazioni critiche. Due terzi dei siti rimarranno probabilmente ben conservati nel prossimo futuro. Tra i siti italiani, l’Etna figura tra quelli in buono stato, mentre le Eolie e le Dolomiti presentano «alcune preoccupazioni».

 

>> Leggi anche: Clima, a Bonn si apre la COP 23 senza grandi speranze <<

 

Il rapporto evidenzia inoltre che la gestione dei siti naturali del patrimonio mondiale è diminuita in termini di qualità e efficacia dal 2014, soprattutto a causa dei fondi insufficienti. Meno della metà dei siti sono attualmente gestiti con buoni standard.

«La protezione dei siti del patrimonio mondiale è una responsabilità internazionale degli stessi governi che hanno firmato l’accordo di Parigi – ha detto Inger Andersen, direttore generale dell’IUCN – Questo rapporto invia un messaggio chiaro ai delegati riuniti qui a Bonn: i cambiamenti climatici agiscono velocemente e non risparmiano i tesori più belli del nostro pianeta. La scala e il ritmo con cui danneggiano il nostro patrimonio naturale sottolineano la necessità di impegni e azioni urgenti e ambiziose per attuare l’accordo di Parigi».

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