• Articolo Columbus, 13 giugno 2017
  • La prima ricerca a calcolare il ruolo del clima nella stabilità degli stati

    Così il cambiamento climatico diventa benzina per la violenza

  • L’incapacità di provvedere alla sicurezza alimentare della propria popolazione a causa del cambiamento climatico espone gli stati al rischio crescente di disordini violenti

Cambiamento climatico

 

(Rinnovabili.it) – All’aumentare delle temperature globali crescono le probabilità di eventi meteorologici estremi, che diventano benzina per conflitti legati al cibo nei paesi più vulnerabili. Lo ha stimato un nuovo studio pubblicato sul Journal of Peace Research, il primo a prendere in considerazione gli effetti del cambiamento climatico sulla violenza e sulla tenuta delle istituzioni di tutto il mondo.

Lo studio è firmato da Bear Braumoeller, professore associato di scienze politiche presso l’Ohio State University, insieme a ricercatori della University of Mississippi e dell’Amherst University. La ricerca segnala che le condizioni meteorologiche estreme, come ad esempio siccità e inondazioni, potrebbero compromettere la produzione agricola aumentare la probabilità di azioni violente nelle regioni più colpite da parte di persone e comunità sull’orlo della disperazione per la fame, come accaduto in Kenya nel 2007.

Per la prima volta un lavoro scientifico mette in relazione dati sull’insicurezza alimentare, le crisi legate al cibo, la vulnerabilità degli stati e lo scoppio di violente rivolte in Africa tra il 1991 e il 2011. Il team ha analizzato livelli di precipitazioni, temperatura e l’oscillazione dei prezzi internazionali dei prodotti alimentari. Per determinare la vulnerabilità degli stati, è stata presa in considerazione la dipendenza di ciascun paese dalla produzione agricola, le importazioni, la sua ricchezza e la forza delle sue istituzioni politiche.

 

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Dal paper emerge che più i paesi soddisfano la domanda interna di cibo tramite le importazioni, più sono esposti a crisi alimentari dipendenti dall’aumento dei prezzi causato da shock climatici, anche se gli eventi meteorologici estremi non si verificano sul proprio territorio. I paesi più vulnerabili al cambiamento climatico sono invece quelli con deboli istituzioni politiche, relativamente poveri e fortemente legati ad un settore agricolo esposto a fenomeni come la siccità.

In quest’ottica, spiega il professor Braumoeller, risulta «cruciale rompere i legami tra l’insicurezza alimentare e la violenza». La comunità internazionale può contribuire a realizzare questo obiettivo in più modi: una soluzione a breve termine consisterebbe nel fornire aiuti alimentari per compensare le carenze locali, mentre gli sforzi a lungo termine includono il rafforzamento delle istituzioni governative e gli aiuti in investimenti nel campo dello sviluppo sostenibile.

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