• Articolo Torino, 27 giugno 2013
  • Canoni concessioni acque minerali per il Piemonte

  • Dal 1 gennaio 2014 un miglior uso dell’acqua e riduzioni ed esenzioni per chi adotta sistemi ecosostenibili

PiemonteDal 1 gennaio 2014 cambieranno, in Piemonte, i canoni e le modalità di concessione per lo sfruttamento delle acque minerali da parte delle aziende d’imbottigliamento. I titolari delle concessioni di acque minerali e di sorgente destinate all’imbottigliamento saranno infatti tenuti alla corresponsione, alla Regione e ai Comuni interessati, di un unico canone annuo calcolato sia  sull’estensione della superficie dell’area oggetto di concessione che in rapporto al quantitativo d’acqua imbottigliato. La quota di canone rapportata all’estensione della superficie dell’area oggetto di concessione è fissata in 35,00 euro per ogni ettaro o frazione di ettaro, con un minimo di 3mila euro, mentre la quota variabile di canone è differenziata per scaglioni di quantitativi di acqua imbottigliata, al fine di agevolare le realtà imprenditoriali di minori dimensioni. Lo stabilisce il Regolamento regionale recante “Disciplina dei canoni di concessione delle acque minerali e di sorgente destinate all’imbottigliamento”, proposta dalla Giunta regionale e discusso in Commissione Ambiente del Consiglio regionale.

Nella stesura del nuovo regolamento la Regione ha voluto premiare, prevedendo riduzioni e in alcuni casi esenzioni dal canone, tutte quelle aziende che privilegeranno l’utilizzo del  vetro o di contenitori ecosostenibili, il recupero dei vuoti a rendere e l’adesione a sistemi di gestione ambientale certificati. Il canone dovuto potrà essere ulteriormente ridotto, in misura comunque non superiore al 70 per cento, a seguito della sottoscrizione di un protocollo d’intesa con la Regione avente ad oggetto l’innalzamento o la difesa dei livelli occupazionali.

Tra le novità introdotte dal regolamento anche il “contatore”: i concessionari installeranno a fini conoscitivi, entro il 31 dicembre 2014, appositi misuratori in ingresso allo stabilimento. Tali strumenti consentiranno di misurare in modo preciso i quantitativi d’acqua complessivamente utilizzati. Il nuovo regolamento prevede inoltre  benefici economici non solo per i Comuni sul cui territorio è situato lo stabilimento di imbottigliamento ma estende tale possibilità anche a tutti quei Comuni che, anche solo marginalmente, risentono dell’impatto di tali impianti. In Piemonte le imprese di imbottigliamento attive sono 12 e gli addetti del settore sono circa 500.

“Il nuovo regolamento – dichiara l’Assessore regionale all’Ambiente Roberto Ravello – ha l’ambizione di intervenire in un settore delicato, puntando innanzitutto ad un uso più razionale della risorsa idrica, parametrando i canoni a quelli adottati nelle altre regioni ed uniformando il sistema al documento sottoscritto dalla Conferenza delle Regioni. Nel panorama nazionale, la situazione è variegata: alcune regioni considerano solo la superficie oggetto della concessione e non il volume imbottigliato; ad esempio, l’Emilia Romagna ha un canone di 19,76 euro da calcolare solo in funzione della superficie. Se consideriamo, invece, regioni con meccanismi simili al nostro, troviamo che la Basilicata e Campania applicano un canone di imbottigliamento di 0,30 euro, il Friuli Venezia Giulia considera un canone di 1,00 euro scontabile fino al 70%, in Toscana si va da 0,50 a 2,00 euro, la Lombardia invece si posizione su un canone di 0,90 e 1,20 euro a seconda che l’imbottigliamento avvenga in vetro o in PET. Sono esempi che, rispondendo alle polemiche sollevate, stanno a significare come il Piemonte, con la nostra proposta, si allinei in modo chiaro alle altre regioni.  Si tratta di un provvedimento articolato e di ampio respiro che, attraverso il CAL, ha ottenuto il parere favorevole degli enti locali e che tiene doverosamente conto del contesto economico del momento e della crisi che colpisce anche il comparto delle aziende imbottigliatrici, già provate dal peso della concorrenza delle multinazionali. Con il nuovo regolamento, attraverso la previsione di protocolli occupazionali, crediamo di contribuire a dare ulteriore slancio ad aziende che, è bene ricordarlo, operano sempre in aree marginali ed in territori montani”.