• Articolo Roma, 10 novembre 2011
  • Capire il futuro

  • Guardare al Giappone ed alla sua fase di ripresa per capire come accelerare il passaggio verso un nuovo e più efficiente modello socio-industriale

Se oggi si volesse avere un’idea di come indirizzare le prossime politiche energetiche e industriali, dovremo aprire una finestra sul Giappone ed osservare quello che accade in questo paese nei prossimi 2/3 anni.

La scorsa settimana sono state trovate tracce radioattive a Tokyo (che più che una città nel senso europeo del termine è una regione di circa 30 milioni di abitanti). Contemporaneamente sono riprese le paure al reattore 2 della centrale di Fukushima, colpita prima dal terremoto eppoi devastata dallo Tsunami, i cui impianti non sono ancora stati messi in sicurezza.

La situazione è talmente grave che un ministro ha tentato di tranquillizzare la popolazione bevendo un bicchiere di acqua proveniente dall’area di Fukushima.

I Giapponesi sono noti nel mondo per il loro senso di ordine e la disciplina cheimpongono a loro stessi, prima che alle organizzazioni lavorative. Eppure, si sono svegliati dopo lo Tsunami con la vergogna che anche una loro impresa aveva mentito al mondo per avidità, proprio come fanno la maggior parte delle persone nel pianeta. L’orgoglio giapponese ne era stato profondamente colpito così come il senso del “riscatto” per dimostrare di essere realmente diversi e che la Tepco non li rappresenta.

Le manifestazioni spontanee di cittadini contro l’energia nucleare hanno rappresentato una novità per un paese in cui lo sciopero avviene non interrompendo l’attività lavorativa, ma indossando una fascia bianca sul braccio.

La visita della famiglia imperiale alle aree del disastro e alle persone colpite dalle calamità naturali – terremoto e Tsunami – e umane – uso dell’energia atomica e sbagliata organizzazione industriale – è stata un’altra conseguenza della emotività delle popolazioni non più confortate da un ordine e da una gerarchia politica e industriale credibile.

In ogni caso, prima di abbandonare il campo a un nuovo governo (da qualche anno cambiano spesso struttura politica anche se per 60 anni si sono mossi sempre nella stessa coalizione di partiti), l’allora capo del governo ha emanato una legge a favore delle rinnovabili e che chiude la strada all’energia atomica.

Sono già stati chiusi diversi impianti che non hanno superato gli stress-test e altri seguiranno progressivamente la sorte. Nel frattempo la carenza di energia si è fatta sentire e già questa estate l’energia è stata razionata dando una priorità alle produzioni industriali.

Quello che sta avvenendo in Giappone non è soltanto un esercizio ingegneristico: è un esperimento sociale. E’ forse il più importante laboratorio sull’efficienza energetica e sulle energie rinnovabili che vi sia al mondo. Assieme alla California, la cui popolazione ha un’attitudine alla vita e alle gerarchie sociali forse contrapposta a quella giapponese, oggi rappresentano i cantieri da monitorare per capire come implementare e supportare politiche di efficienza energetica.

Politiche che, a questo punto, non saranno solo rappresentate da un ricambio di apparecchi o da incentivi economici, ma da un esperimento di nuova politica socio-industriale. Quello che avverrà in Giappone sarà la conversione della società in una società efficiente: nasceranno nuove invenzioni, nuove fabbriche, nuovi prodotti. Saranno cambiate le città e le persone modificheranno il comportamento.

Questo enorme cantiere dovrebbe dare al Giappone una nuova competitività nel medio periodo rendendolo il protagonista di una rinascita ecologica. Dovremo tenerlo costantemente sotto osservazione se anche noi vogliamo accelerare il passaggio ad un nuovo modello socio-industriale.