• Articolo Bruxelles, 9 ottobre 2019
  • EU: tassare le importazioni inquinanti con una Carbon Tax di frontiera

  • L’esecutivo europeo sta lavorano alla definizione di una Carbon Tax di frontiera, imposta necessaria a tutelare le aziende europee dalla concorrenza “sporca” tassando le importazioni inquinati

 

Carbon Tax di frontiera: proteggere le aziende europee dal rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio

(Rinnovabili.it) – Una tassa per “proteggere” le aziende europee dalle concorrenti con sede in paesi esteri in cui le norme ambientali sono meno rigide e, quindi, i costi di produzione più bassi. Questa, in sintesi, la proposta a cui starebbe lavorando la Commissione Europea, secondo cui l’istituzione di una “carbon tax europea alle frontiere” potrebbe avere conseguenze positive sia dal punto di vista ambientale che economico. In primis scongiurando il rischio di “rilocalizzazione delle emissioni di carbonio”, cioè la possibilità che i più alti costi di conformità dell’UE spingano la produzione verso paesi che, non avendo un mercato delle quote CO2 come l’Ets europeo, si avvantaggiano di costi di produzione più bassi. 

 

“La mia idea – ha spiegato il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans parlando agli eurodeputati – sarebbe quella di dire ai nostri partner internazionali: stiamo facendo questa transizione verso un’economia neutrale dal punto di vista climatico da raggiungere entro il 2050. Se sceglierete di prendere misure uguali o comparabili alle nostre, potremo raggiungere l’obiettivo insieme”. In caso contrario – questo il concetto – l’azienda esportatrice si troverebbe a pagare una sorta di dazio, calcolato ovviamente in base all’impronta di carbonio del prodotto esportato.

 

>>leggi anche Kadri Simson: Commissione UE lavorerà sulla carbon tax di frontiera<<

 

La proposta ha ottenuto il sostegno oltre che del ministro delle finanze tedesco Peter Altmaier e del suo omologo francese Bruno Le Maire, anche dell’industria europea, espresso in particolare dal comparto siderurgico: “un adeguamento delle frontiere del carbonio è un modo efficace ed equo per garantire che ogni paese faccia la sua parte nel ridurre le emissioni globali di CO2”, ha commentato Geert Van Poelvoorde, CEO di ArcelorMittal Europe. “Altrimenti – ha aggiunto – i produttori di acciaio europei non sarebbero in grado di competere e le emissioni di carbonio verrebbero spostate in parti del mondo in cui la produzione è più economica”. La tassa – “attuabile” ma ancora da definire (il compito spetterà al commissario designato agli affari economici Paolo Gentiloni) – dovrebbe essere pienamente conforme alle regole Wto e diventare uno dei pezzi più importanti del New Deal verde.

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