• Articolo Porto Tolle, 25 settembre 2014
  • Carbone: stop al progetto di conversione di Porto Tolle

  • L’Enel ha comunicato alle sigle nazionali del sindacato che non procederà oltre con gli investimenti alla centrale termoelettrica

Carbone: stop al progetto di conversione di Porto Tolle(Rinnovabili.it) – E’ arrivata proprio in queste ore la prima conferma: l’Enel, con una comunicazione inviata all’indirizzo dei sindacati, ha fatto sapere che non procederà con il progetto di conversione della centrale termoelettrica di Porto Tolle. Il progetto prevedeva un investimento di 2,5 miliardi di euro e un cantiere che sarebbe durato cinque anni per trasformare il sito da centrale a olio combustibile (spenta definitivamente nel 2009) a centrale a carbone. “Una scelta storica”, la definisce Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace secondo cui lo stop al progetto rappresenterebbe “un passo chiaro nella direzione della progressiva riduzione delle emissioni di CO2, in linea con quanto il nuovo management ha sin qui annunciato di voler fare”.

 

Ora le associazioni ambientaliste, – continuano sulla stessa righe WWF e Legambiente – apprezzando la rinuncia al progetto da parte di Enel, chiedono che l’investimento destinato al carbone del passato a Porto Tolle sia reindirizzato verso le fonti rinnovabili del futuro: in tal senso, progetti di rinnovabili e di efficienza energetica nell’area dell’ex centrale sarebbero perfettamente in grado di riassorbire i lavoratori della ex centrale a olio combustibile e di assicurare nuova occupazione”. Ora si attende l’annuncio ufficiale della stessa società.

 

“In tutto il mondo, non solo gli ambientalisti, ma anche Governi, agenzie internazionali, investitori stanno cercando di porre termine rapidamente all’uso del carbone, e anche i Paesi in via di rapido sviluppo come la Cina e l’India stanno diminuendo l’uso di questo combustibile ancora ampiamente disponibile, ma esiziale per clima, salute e ambiente. Legambiente e WWF si augurano che alla rinuncia di Enel segua la rinuncia a tutti i nuovi progetti di centrali a carbone in Italia e che si comincino a chiudere le centrali a carbone esistenti, vista oltretutto la overcapacity in Italia – la capacità di produrre energia elettrica è più del doppio del picco massimo di domanda mai raggiunto – e con la diminuzione della domanda, ormai le centrali, anche le più efficienti, lavorano a scartamento ridotto”. 

2 Commenti

  1. Rinaldo Sorgenti
    Posted settembre 26, 2014 at 11:35 am

    Che dire? Un plauso alla “decrescita in-felice” ed un ritorno al lavoro nei campi ed alla pastorizia, quanto si auspicano certi “pifferai magici”!

    Oggi è davvero un giorno triste e nefasto per il nostro Paese ed ancor più per il Veneto, se la notizia dell’abbandono del progetto fosse definitiva.

    D’altra parte, è davvero difficile non comprenderne le motivazioni dopo l’incredibile “farsa” che ha accompagnato un iter inimmaginabile in qualsiasi piccolo Paese avanzato del pianeta, tantomeno in quelli più grandi ed importanti: 10 anni per discutere ed avallare un Progetto ed un impianto di assoluta avanguardia ed al TOP delle migliori tecnologie oggi disponibili sul Pianeta nel settore termoelettrico.

    Per non parlare poi del delicatissimo equilibrio presente a causa della crisi Russia-Ucraina e della situazione in Libia, da dove proviene una larga fetta dell’eccessivo import di Gas Metano che alimenta gran parte del nostro sistema elettrico a condizioni economicamente non competitive.

    Comprensibile anche il commento del Governatore Luca Zaia, ma chi avrebbe mai potuto immaginare una tale assurdità, con procedure infinite e che la nemesi di certi ambienti “pseudo-ambientalisti” hanno combattuto con pregiudizio e disfattismo dopo che i tecnici preposti a tale …valutazione (i Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico) avevano già autorizzato 5 anni fa dopo che l’apposita Commissione VIA aveva esaminato il tutto come la legge prevede. Ma nel nostro Paese, evidentemente le “regole” non valgono per tutti!

    Intanto, il Veneto continua a dover importare l’elettricità che necessità alla propria economia ed attività produttive dall’estero (e primariamente dalla Centrale Termonucleare slovena (localizzata a 120 km. da Trieste, impianto che potrebbe essere dismesso nel giro di pochi anni!) e così mettere in grave sofferenza la capacità competitive della ns. industria manifatturiera ed il rilancio dell’occupazione a casa nostra.

    Fantastico, vero ?

    – P.S.: Suggerirei di verificare alcune note indicate nell’articolo sopra citato, che non risultano affatto corrette: precedente alimentazione dell’impianto a “…gasolio e zolfo”!

  2. Lorenzo Carpeggiani
    Posted marzo 30, 2015 at 7:16 pm

    Ci si dimentica che queste opere si fanno per sviluppare un paese; non si possono fare nel momento in cui servirebbero perché i tempi di realizzazione sono incompatibili con situazioni congiunturali. Occorre anche osservare come il paese più avanzato sulle rinnovabili solare ed eolico sia la Germania perché può permetterselo: un economia forte di un’industria alimentata da energia prodotta a bassi costi (tanto carbone) che può sostenere il welfare delle fonti solare ed eolico. Voler sviluppare un paese su queste fonti, che non sono attualmente competitive per alimentare la produzione industriale importante, significa condannarlo all’immobilità e poi al collasso economico. Si considerino eccellenti le fonti solare ed eolica per l’uso civile, ma per l’industria ci vuole altro. PS: in Germania si stanno costruendo 3 nuove CTE a carbone.

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