• Articolo Oxford, 28 gennaio 2016
  • Secondo un report dell’Università di Oxford

    Il carbone è uno degli investimenti più rischiosi del mondo

  • Una spirale letale sta attanagliando il settore del carbone. La concorrenza delle rinnovabili e il crollo del mercato lo rendono un pericoloso investimento

Il carbone è uno degli investimenti più rischiosi del mondo

 

(Rinnovabili.it) – Il calo della domanda globale e la concorrenza delle rinnovabili rendono le miniere di carbone termico australiane uno dei più rischiosi investimenti al mondo.

L’affermazione viene da un rapporto dell’Università di Oxford, che ha indicato anche gli impianti australiani, cinesi e statunitensi a carbone come i più vulnerabili. I ricercatori hanno valutato l’esposizione a una serie di rischi ambientali delle prime 100 utilities del carbone e delle 20 principali imprese attive nel settore del carbone termico. Tali rischi comprendono le politiche sui cambiamenti climatici, lo stress idrico, l’inquinamento atmosferico e la concorrenza delle fonti rinnovabili.

Ben Caldecott, autore principale del report, ha detto che gli investitori dovrebbero essere molto cauti nel sostenere progetti connessi a miniere di carbone termico in Australia.

 

Addio carbone la Norvegia entra nella storia _1Le miniere australiane presentano un alto livello di rischio a causa della loro dipendenza dalle esportazioni. L’Australia, infatti, esporta una quantità di carbone più che tripla rispetto a quella che consuma localmente. Questo significa che è quasi interamente in balia del mercato globale, in cui la domanda sta calando. Altri fattori che contribuiscono ad aumentare il rischio di investimento nel settore sono le proteste degli attivisti e nuove potenziali regolamenti restrittivi. Senza contare la concorrenza spietata che le fonti rinnovabili stanno facendo al carbone. I ricercatori spiegano che la crescita del fotovoltaico, insieme ad un calo generalizzato della domanda di energia, sta innescando una “spirale letale” per le utilities del carbone.

Una simile spirale si verifica quando lo sviluppo di fonti di energia come quella solare, in particolare gli impianti domestici, porta un numero di persone sempre maggiore a condividere i costi di manutenzione della rete elettrica tradizionale. Tutto ciò spinge ancora più in alto i costi dell’energia fossile e rende, viceversa, ancora più conveniente passare alle rinnovabili.

Caldecott ha deciso di accostare alle relazioni societarie tutte le informazioni che è riuscito a reperire sui loro assets, e ha paragonato la mancanza di informazioni facilmente accessibili a quella che ha permesso la crisi finanziaria del 2008: «Gli investitori non hanno praticamente nessuna idea circa le vere prestazioni ambientali delle aziende di loro proprietà», sostiene. Un fatto che non lascia ben sperare.

2 Commenti

  1. Rinaldo Sorgenti
    Posted gennaio 29, 2016 at 9:55 am

    Fantastico!
    Un’analisi evidente fatta con cognizione di causa e da esperti.
    Bisognerebbe però domandarsi quale sia il contributo del Solare FV alla generazione elettrica mondiale per valutare certe affermazioni e trarne magari qualche spunto.

    Ora, che l’attività mineraria (a prescindere che si tratti di Carbone: il combustibile di gran lunga più importante, anche dal punto quantitativo per la generazione elettrica mondiale!) per l’Australia sia prevalentemente destinata poi all’export sembra una cosa nota e questo vale per numerose materie prime ed è stata finora la fortuna dell’Australia per la sua economia e sviluppo.

    Poi, qualcuno, può anche pensare ed immaginare che gli australiani possono decidere di chiudersi ed isolarsi (più di quanto già naturalmente non lo siano già) e mettersi a contare i canguri od i conigli selvatici e così conservare il loro habitat, con un grande vantaggio ulteriore: quello di ripristinare le loro attività in ragione del naturale ciclo giorno-notte. Cioè, quando cala il sole, stop, tutti a nanna e black-out fino all’alba.

    Sempre più emerge l’interrogativo che forse l’involuzione non è proprio un’ipotesi balzana e che per taluni questa sia la soluzione per il prossimo futuro: il veloce ritorno al passato (la cosiddetta “decrescita in.felice?”) ed alle misere condizioni di vita che sono ben note, anche solo 50-100 anni fa.

    D’altra parte, una tale ipotesi è anche un’ispirazione di alta valenza democratica, morale ed etica. Infatti, visto che almeno un terzo della popolazione mondiale ancora vive in tali miserevoli condizioni, proprio grazia soprattutto alla mancanza di accesso all’energia (il sole non è mai mancato!) nei troppi paesi poveri e sottosviluppati del pianeta, è forse auspicabile ridurre le distanze e differenze ed avvicinare i ns. stili di vita ed abitudine. Costerebbe certo meno! Il tutto nel mito di … Gaia!

    Povero mondo!

    • Roberto 6.2
      Posted gennaio 30, 2016 at 6:12 pm

      Egregio signore, lei è il RINALDO SORGENTI Vice Presidente Assocarboni?

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