• Articolo Dublino, 20 febbraio 2018
  • Lo studio del Trinity College

    Passare dalla carne ai legumi è bene per il clima e la fame

  • A parità di impatto ambientale, i legumi contengono 5 volte i nutrienti presenti nella carne. Una ragione in più per cambiare produzione e consumo alimentare

legumi

 

Rispetto alla carne, i legumi hanno un basso impatto ambientale

 

(Rinnovabili.it) – Sostituire le proteine animali con quelle derivate dai legumi può significare molto per l’ambiente e il riscaldamento globale, senza perdite di contenuto nutrizionale. Lo afferma una nuova ricerca del Trinity College di Dublino, uno dei soggetti partner del progetto europeo TRUE (acronimo di “Transizione verso sistemi basati su leguminose sostenibili in Europa”), che riunisce 22 partner rappresentativi delle imprese e della società civile. Il progetto è inoltre supportato da 15 reti di agricoltori e prevede lo sviluppo di sette casi studio su filiere innovative.

In seno a questa imponente macchina di relazioni, i ricercatori irlandesi sono tra i soggetti che si occupano di offrire nuovi elementi di conoscenza su cui basare le decisioni. Nel loro studio, hanno valutato le potenzialità dei legumi in base al loro costo ambientale di produzione (emissioni di gas serra, inquinamento delle falde acquifere e uso del suolo), considerando anche il loro contenuto di nutrienti.

 

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I risultati hanno mostrato chiaramente che le fonti di proteine ​​vegetali hanno un impatto ambientale più basso, mentre allo stesso tempo garantiscono la più alta densità di sostanze nutritive. Mike Williams, professore di botanica del Trinity College, ha affermato che “in rapporto all’impronta ambientale, i piselli hanno una densità di nutrienti circa cinque volte superiore a quantità equivalenti di carne di agnello, maiale, manzo o pollo”.

Spesso si pensa che l’agricoltura sia una vittima del cambiamento climatico, falcidiata dagli effetti drastici delle crescenti siccità e inondazioni. Ma in realtà il settore primario contribuisce in modo significativo alle emissioni climalteranti che generano questi effetti. Secondo l’IPCC, l’agricoltura è la seconda fonte di emissioni a livello mondiale, con circa il 10-13% delle emissioni. Se associata alla silvicoltura e agli altri usi del suolo, raggiunge quasi il 30%. Una notevole quantità di queste emissioni proviene dall’allevamento degli animali, che producono metano. Dare un taglio decisivo al consumo di carne, oltre a spostare la produzione alimentare verso un approccio più etico, può rappresentare una risposta al cambiamento climatico e anche alla fame nel mondo. Gran parte delle terre destinate a pascolo, infatti, possono essere convertite all’agricoltura, con vantaggi per la sicurezza alimentare dei paesi in via di sviluppo.

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