• Articolo Caserta, 27 giugno 2012
  • Avviata una vasta opera di riqualificazione ambientale

    Caserta: un polo tecnologico dove prima sorgeva una discarica

  • Da area di conferimento dei rifiuti regionali a nuovo tessuto produttivo locale. La giunta provinciale di Caserta investe 30 milioni di euro per rilanciare economia biodiversità del territorio

(Rinnovabili.it) – Fino a poco  tempo fa era una discarica, uno dei centri di raccolta attivi della regione Campania. Da questo autunno sarà invece la sede del nuovo polo tecnologico casertano, futuro centro nevralgico delle attività produttive della provincia. Parliamo dell’area compresa fra i comuni di San Tammaro e di Santa Maria La Fossa, oggetto di un vasto programma di riqualificazione ambientale e di rilancio economico. A decretarne il nuovo destino è stata la giunta della Provincia di Caserta, firmataria di un protocollo d’intesa con il sindaco di San Tammaro ( e abreve anche con il primo cittadino di Santa Maria La Fossa)  per concretizzare l’implementazione del progetto.

“Il Polo Tecnologico di San Tammaro-Santa Maria La Fossa – ha spiegato il presidente della Provincia di Caserta, Domenico Zinzi – è il risultato di un accordo caparbiamente ottenuto dalla Provincia il 4 gennaio 2011 a Palazzo Chigi. Esso testimonia la centralità assunta da due anni a questa parte dalla Provincia di Caserta in ambito regionale sul tema dei rifiuti e non solo. Va rilanciata questa zona della provincia, recuperando attività agricole ed economiche in generale”.

A rendere possibile la realizzazione del Polo Tecnologico, uno stanziamento di 30 milioni di euro ed un programma d’azione a più tappe. Il progetto prevede prioritariamente la caratterizzazione, la rimozione dei rifiuti stoccati e la bonifica dei suoli interessati. Compatibilmente con i risultati delle azioni identificate in precedenza, sarà quindi dato spazio all’interno del centro alla produzione di biodiesel, all’implementazione di un’agricoltura “no food” che agisca anche da fitodepurazione e ad attività di ricerca e didattica, includendo anche la realizzazione di un “Parco della biodiversità”, “una sorta di polmone verde utilizzabile da tutti i cittadini della zona e non solo”.