• Articolo Roma, 12 dicembre 2012
  • Già 18 anni fa, nel dossier Rifiuti Spa, la denuncia di illeciti e connivenze a scapito di ambiente e cittadini

    Caso Bidognetti: Legambiente parte civile

  • L’associazione ambientalista ha intenzione di dichiararsi parte civile nel procedimento penale contro il boss che ha reso la Campania la più grande pattumiera d’Italia

(Rinnovabili.it) – Anni di inerzie, opportunismi e collusioni consumati sulla pelle dei cittadini e dell’ambiente. Il Presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, e quello di Legambiente Campania, Michele Buonomo, hanno deciso che si costituiranno parte civile nel procedimento penale che vede coinvolto il boss Bidognetti, accusato di aver fatto della Campania la più grande pattumiera d’Italia. In una nota diffusa oggi, infatti, i due presidenti esprimono tutta la loro rabbia per quanto poco è stato fatto per cercare di contrastare quegli “affari sporchi” che hanno di fatto provocato un vero e proprio disastro ambientale in una delle regioni più belle d’Italia. Secondo quanto ha riferito l’associazione, già 18 anni fa, quando usci il primo dossier Rifiuti Spa, Legambiente denunciò illeciti, svelando connivenze e nomi e cognomi dei responsabili contro i quali ancora oggi è stato fatto poco.

 

«Parlavamo di una regione, la Campania, che era diventata la grande pattumiera d’Italia – si legge nella nota – che c’era in atto un patto scellerato tra politici, imprenditori, funzionari pubblici, faccendieri e camorristi, per gestire la torta dei rifiuti urbani e industriali. Cave, terreni agricoli, fiumi, torrenti che si stavano velocemente riempiendo di veleni d’ogni tipo, sotto gli occhi di tutti».

 

Solamente nella discarica Schiavi di Giugliano, gestita per anni dai Casalesi, sono stati sversati 1 milione e 300mila tonnellate di veleni e questo, riferiscono i due presidenti, è solo un “fotogramma” di quanto accaduto in quasi vent’anni di “mattanza ambientale”, dove, oltre a illeciti guadagni record, “è stato messo a nudo come la regione sia stata sacrificata dalle famiglie mafiose per diventare l’immenso immondezzaio a cielo aperto degli scarti industriali di mezza Italia, con inenarrabili danni ambientali e sanitari”. Dopo anni di studi, monitoraggi e raccolta di dati sanitari, per Cogliati Dezza e Buonomo la diagnosi è chiara, basta solo intervenire:

 

«Per tutelare una regione, una popolazione ed un’economia – scrivono – è necessario da subito avviare con tempi e regole certe la bonifica del territorio».