• Articolo Londra, 10 dicembre 2015
  • Il dossier dell’Overseas Development Institute

    Cattura e stoccaggio del carbonio: la soluzione peggiore

  • Nell’accordo sul clima l’espressione “emissioni nette zero” può sdoganare la cattura e stoccaggio del carbonio. Ecco perché non è una buona idea

Cattura e stoccaggio del carbonio la soluzione peggiore

 

(Rinnovabili.it) – Una espressione apparentemente insignificante dentro il prossimo accordo sul clima potrebbe spalancare le porte alle tecniche di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS). Questa espressione è «emissioni nette zero». Se tra gli obiettivi a lungo termine verrà sostituito l’impegno per le «emissioni zero» con questa nuova formula, la improrogabile transizione verso le energie rinnovabili potrebbe subire una ulteriore frenata. Le tecnologie per il CCS consentirebbero, nei sogni delle compagnie inquinanti, di continuare a bruciare carbone per molti anni ancora. Le emissioni delle centrali termoelettriche, infatti, verrebbero catturate, trasportate e iniettate in formazioni geologiche grazie a speciali tecniche ancora in fase sperimentale. Se questo, ipoteticamente, presenta vantaggi dal punto di vista della riduzione delle emissioni, comporta però anche un rallentamento del flusso di investimenti, che per centrare l’obiettivo dei 2 °C (meglio ancora quello di 1,5 °C) deve essere riorientato quanto prima verso fonti energetiche non inquinanti.

In sostanza, sulla base di convinzioni non suffragate da prove, la COP 21 sta puntando sulla cattura e stoccaggio del carbonio piuttosto che sulle rinnovabili. Ma un nuovo dossier prodotto dall’Overseas Development Institute si occupa di smascherare questa tecnologia con due argomenti.

 

Cattura e stoccaggio del carbonio la soluzione peggiore 21. Il carbone non si può più estrarre – Anche se questi sistemi fossero tecnologicamente e commercialmente disponibili, l’82% delle riserve conosciute di carbone dovrebbe restare sottoterra fino al 2050, secondo le stime di Nature. Altrimenti, gli obiettivi climatici sarebbero compromessi. Dato che il CCS non è al momento commercialmente valido, spiega il documento, costruire nuovi impianti a carbone inchioda l’intero sistema energetico ad un futuro di alte emissioni e alti costi dell’elettricità.

2. Il problema dei costi – Già oggi le centrali termoelettriche subiscono la competizione delle rinnovabili. Con l’aggiunta di costosi sistemi per la cattura e stoccaggio del carbonio finirebbero immediatamente fuori mercato.

 

Tuttavia, esistono processi industriali per i quali è difficile trovare una alternativa low carbon. Per questo, scrivono gli analisti dell’ODI, le ricerche nel settore CCS andrebbero destinate unicamente a questo particolare settore. Ma togliamoci dalla testa di utilizzare queste tecniche come scusa per una nuova ondata di investimenti nelle centrali a carbone.

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