• Articolo Roma, 5 giugno 2019
  • Al via la prima causa contro lo Stato Italiano per l’inazione climatica

  • Parte oggi la campagna “Giudizio Universale – Invertiamo il processo”, iniziativa dal basso per costringere l’Italia ad attuare misure più stringenti nei confronti dei cambiamenti climatici

inazione climatica

 

Cittadini, associazioni e movimenti verso il deposito di una causa contro l’inazione climatica dell’Italia

(Rinnovabili.it) – “Vorremmo che lo Stato riconoscesse la gravità della situazione italiana e i rischi che i cambiamenti climatici pongono al rispetto dei diritti umani fondamentali”. Queste le parole che accompagnano la campagna Giudizio Universale – Invertiamo il processo”, iniziativa dal basso nata per preparare il terreno alla prima causa legale intentata contro lo Stato italiano per l’inazione climatica. Sulla scia di quanto già successo in diversi Paesi nel mondo, movimenti, associazioni e centinaia di singoli cittadini hanno deciso di fare squadra e portare l’Italia alla sbarra per “violazione del diritto umano al clima”.

 

Attualmente il Belpaese vanta risultati energetici ed ambientali più elevati di quelli chiesti dall’Unione europea per il 2020, ma la maggior parte dei progressi sono stati raggiunti tra il 2013 e il 2015. Negli anni successivi, l’azione per contenere i cambiamenti climatici ha rallentato, le emissioni si sono livellate e le rinnovabili hanno tirato il freno. Al punto che l’attuale ritmo di decarbonizzazione è destinato a mancare completamente gli obiettivi dell’Accordo sul clima di Parigi. “Stiamo affogando! E l’Italia che fa?”, si legge sul sito della campagna. “Le proiezioni di emissioni negli anni futuri, per qualsiasi scenario, anche il più ottimistico, sono al di sopra di quanto auspicato dalla comunità scientifica per contenere il riscaldamento globale entro 1.5°C”. Senza un deciso cambio di rotta gli scompensi climatici porteranno enormi aree del pianeta, Italia compresa, a subire l’impatto sempre più grave e frequente di fenomeni estremi come inondazioni, ondate di caldo, alluvioni e siccità, con conseguenti perdite economiche e ricadute sociali, sanitarie e ambientali.

 

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In questo contesto i movimenti di giustizia climatica rappresentano uno degli strumenti più forti per far fronte all’immobilismo dei poteri pubblici. Secondo una recente ricerca della Columbia University, dagli anni Ottanta a oggi sono state intentate circa 1.300 cause legali connesse ai cambiamenti climatici. In oltre 25 paesi nel mondo, la società civile ha portato alla sbarra amministrazioni, imprese o anche singoli progetti. Il caso più famoso è quello olandese: nel 2015 un migliaio di persone ha citato in giudizio lo Stato per le scarse politiche climatiche e il tribunale distrettuale dell’Aia ha condannato il governo Rutte a ridurre le emissioni di CO2 almeno del 25 per cento entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990.

 

È giunto il momento di fare lo stesso in Italia.

In autunno, il deposito dell’atto di citazione sancirà l’avvio del primo climate case mai intentato nel nostro paese. “La campagna Giudizio Universale – scrivono gli organizzatori – è patrimonio di tutte le organizzazioni e i movimenti sociali impegnati in questi mesi contro i cambiamenti climatici, e vuole essere un ulteriore strumento di pressione per il nostro governo in vista della prossima Conferenza Mondiale sul Clima, in Cile, per fare in modo che la COP di Santiago non sia l’ennesima occasione sprecata”.

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