• Articolo Bruxelles, 27 gennaio 2015
  • CCS: Bruxelles vuole obiettivi vincolanti sul “carbone pulito”

  • La Commissione europea sta studiando una nuova direttiva comunitaria in cui inserire obiettivi vincolanti in tema di Cattura e stoccaggio della CO2, per gli Stati membri

CCS: Bruxelles vuole obiettivi vincolanti sul “carbone pulito”

 

(Rinnovabili.it) – Che alla Commissione europea siano sempre piaciute le tecnologie di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica non è un mistero. Ma l’esecutivo sembrerebbe ora pronto a spingersi ancora più in là. Secondo un nuovo rapporto, consultato in anteprima dal quotidiano britannico Guardian, Bruxelles starebbe studiando una nuova direttiva comunitaria in cui inserire obiettivi vincolanti  in tema di CCS per gli Stati membri. “Una tabella di marcia europea per la CCS con obiettivi vincolanti per il 2030 manda un chiaro segnale di intenti ai membri del processo UNFCCC, mantenendo così una posizione di leadership per l’Unione europea nel dibattito sul clima“, così reciterebbe il testo della nuova direttiva che imporrebbe precise tabelle di marcia ai Paesi, finalizzate allo sviluppo di impianti di cattura e sequestro della’anidride carbonica.

 

E in barba all’ultimo studio del MIT che ha rivelato l’attuale poco efficacia delle tecniche di geosequestro, il documento elenca una serie di potenziali siti per lo stoccaggio della CO2. L’Europa confermerebbe così tutta l’intenzione di non mollare la presa sull’energia inquinate, disposta piuttosto a sposare una tecnologia ancora sperimentale, e per questo motivo anche molto costosa. L’aspetto economico è stato determinante per quattro grandi utility energetiche europee – EDF, Gas Natural Fenosa, RWE e Vattenfall – che hanno deciso proprio in questi giorni di tirarsi fuori dalla Emission Platform Zero (ZEP) organizzazione informale europea costituita per promuovere attività e progetti di ricerca e sviluppo sulla cattura e stoccaggio delle emissioni di carbonio. Le quattro compagnie ritengono, infatti, che in Europa, tuttora, non ci siano sufficienti condizioni economiche per rendere attraenti gli investimenti nelle tecnologie di cattura e stoccaggio delle emissioni di CO2 presso gli impianti di generazione termoelettrica.

 

E incongruenza con le ultime direttive energetiche a parte (ricordiamo che nel pacchetto clima-energia non vi sono veri obblighi per i Ventotto su rinnovabili e efficienza energetica), se gli obiettivi vincolanti per il CCS venissero confermati dall’esecutivo, gli ambientalisti temono che si possa incoraggiare l’estrazione di combustibili fossili senza sosta, spostando gli altri investimenti diretti alle tecnologia energetiche a  basso tenore di carbonio.

Un Commento

  1. Rinaldo Sorgenti
    Posted gennaio 28, 2015 at 2:01 pm

    Beh, questo vorrebbe dire coerenza, se le politiche legate alla riduzione delle emissioni in atmosfera dei “GHG – gas ad effetto serra” devono proseguire e divenire sempre più vincolanti.

    Peraltro, è altresì indubbio che le tecniche CCS debbano riguardare TUTTI i settori industriali produttivi che utilizzano combustibili fossili nel loro processo e, per quanto riguarda il settore termoelettrico, tali tecniche CCS debbono riguardare non solo il CARBONE, ma anche il GAS METANO, perchè, altrimenti, si creerebbe una discriminazione intollerabile perchè alimenterebbe una “CONCORRENZA SLEALE” – non consentita proprio dai principi fondanti della stessa Ue – tra Paesi, Settori e Prodotti.

    Altro aspetto importante, che certamente la Commissione Ue non si farà sfuggire è quella relativa all’assurdità che tuttora permane nel conteggio delle emissioni di GHG in atmosfera.
    Infatti, sia l’organismo ONU-IPCC e le stesse Direttive ETS-Ue si basano SOLO sulle emissioni 2post-combustione”, mentre fanno finta di non conoscere e disciplinare quelle che sono le emissioni delle stesse molecole GHG rilasciate in atmosfera nella fase “pre-.combustione” che riguarda soprattutto l’estrazione dei combustibili (in particolare gli idrocarburi: petrolio e metano) dai giacimenti.

    Il tutto, tecnicamente va sotto le definizioni di “Venting” e “Flaring”, nonchè (ma in aggiunta, non alternativo!), del “Methane Fugitive Emissions”, sempre in fase di estrazione e che interessa anche i combustibili non-convenzionali quali “shale-gas” e “shale-oil”.

    Siamo per fortuna sicuri che le attente lobby ambientaliste e gli attenti funzionari che coordinano le cose a Bruxelles non si faranno sfuggire questi fondamentali correlati aspetti, per non fare discriminazioni e non cadere nella contraddizione di predisporre nuove Direttive che andrebbero direttamente ad inficiare e confliggere con i principi fondanti della stessa Ue.

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