• Articolo Toronto, 1 ottobre 2014
  • Inseguendo il sogno del "carbone pulito"

    CCS: in funzione la più grande centrale elettrica che stocca la CO2

  • Si trova in Canada la prima centrale termoelettrica su scala commerciale dotata di un impianto di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS)

CCS: in funzione la più grande centrale elettrica che stocca la CO2

 

(Rinnovabili.it) – Di progetti ed esperimenti su piccola scala ne avevamo incominciato a vedere un numero sempre più consistente in giro per tutto il mondo. Ora però il Canada è passato alla fase successiva, mettendo in funzione la prima centrale termoelettrica su scala commerciale dotata di un impianto di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS). Il progetto di retrofit che ha interessato la centrale a carbone di Boundary Dam, di proprietà della SaskPower, permetterà di intrappolare circa 1 milione di tonnellate di anidride carbonica l’anno, iniettando parte del gas sequestrato in vicini giacimenti di petrolio per migliorarne il recupero.

E nonostante il bilancio ambientale complessivo non sembri favorire il pianeta Terra, la notizia è stata accolta da Maria van der Hoeven, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, addirittura come “una pietra miliare lungo la strada per un futuro energetico a basse emissioni”. “Il CCS – ha commentato il numero uno della IEA – è l’unica tecnologia nota che ci permetterà di continuare ad utilizzare combustibili fossili e anche decarbonizzare il settore energetico. Dal momento che il consumo di combustibili fossili è destinato a continuare per decenni, diffusione delle tecnologie CCS è essenziale”.

 

In altre parole, gli interessi su quello che oggi viene ormai etichettato, in maniera approssimativa, come “carbone pulito” rimangono alti e la stessa Agenzia ci  tiene a dimostrare come nel futuro a medio termine nessuna delle grandi economie mondiali sarà disposta a mollare l’osso del CCS: senza l’impiego su larga scala di questa tecnologia – sostiene la IEA – due terzi delle attuali riserve di combustibili fossili non potranno essere commercializzate prima del 2050, se si vuole mantenere l’aumento delle  temperature globali al di sotto dei 2 °C.

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