• Articolo Blacksburg, 22 aprile 2013
  • Impiegato un nuovo bioprocesso che coinvolge una cascata enzimatica

    Trasformare la cellulosa in cibo, il “miracolo” della ricerca USA

  • Dalla Virginia Tech un nuovo procedimento che permette di ottenere molecole di amido a partire da qualsiasi pianta esistente, processando la cellulosa vegetale

Trasformare la cellulosa in cibo, il “miracolo” della ricerca USA(Rinnovabili.it) – In un giorno non troppo lontano gli erbivori potrebbero non essere i soli a consumare la cellulosa vegetale nella loro dieta giornaliera. Un team di ricercatori della Virginia Tech è riuscito infatti a trasformare questo polisaccaride in amido, creando  il precedente per una nuova fonte di produzione di nutrienti tradizionalmente mai sfruttata. Percival Zhang, professore associato di ingegneria dei sistemi biologici nell’ateneo americano, ha guidato un team di ricercatori in un progetto che potrebbe aiutare a nutrire la sempre più abbondante popolazione mondiale; si stima infatti che agli attuali ritmi di crescita gli esseri umani possano raggiungere i 9 miliardi entro 2050 ed assicurare la sicurezza alimentare è una delle emergenze sui cui già oggi si deve lavorare.

 

Questo nuovo sviluppo apre la porta alla possibilità di ottenere una fonte di alimentazione praticamente da qualsiasi pianta esistente, riducendo la necessità di specifiche colture su terreni di valore e dunque anche la richiesta di fertilizzanti, pesticidi e grandi quantità di acqua. Il tipo di amido che la squadra di Zhang prodotto è l’amilosio,  un polimero lineare del glucosio che si presterebbe non solo a fornire una ricca fonte di fibre alimentari ma, spiegano gli scienziati, anche una materia prima da impiegare nella fabbricazione di pellicole biodegradabili per gli imballaggi. “Inoltre – aggiunge Zhang – può anche servire come un vettore ad alta densità nello stoccaggio dell’idrogeno”. Per ottenere lo straordinario risultato, gli scienziati  hanno impiegato un nuovo processo che coinvolge una cascata enzimatica simultaneamente ad una fermentazione microbica. “Questa bioprocesso – aggiunge Zhang –  è ecologico perché non richiede costose attrezzature, di calore, o di reagenti chimici, e non genera alcun rifiuto. Gli enzimi chiave immobilizzati sulle nanoparticelle magnetiche possono essere facilmente riciclati usando una forza magnetica”.

 

Verrebbe da chiedersi che bisogno ci sia  di trovare un modo di produrre cibo da materie prime non edibili quando il vero problema è la gestione e la distribuzione delle risorse: oggi infatti più della metà dei generi alimentari prodotti e ancora commestibili finiscono nella spazzatura dei paesi sviluppati lasciando affamato il sud del Mondo. Secondo un recente rapporto dell’Istituto di Ingengeria Meccanica di Londra, dei quattro miliardi di tonnellate di cibo prodotte all’anno, il 30% non raggiunge neppure la distribuzione a volte anche solo perché non conformi ai criteri estetici imposti dal mercato; dei generi alimentari che invece riescono  a raggiungere gli scaffali dei supermercati, circa il 30%-50% viene buttato dai clienti a causa sia di una scarsa conoscenza delle diciture “da consumarsi preferibilmente entro” e “da consumarsi entro il” sia di offerte commerciali che incoraggiano l’acquisto di quantità superiori a quelle effettivamente necessarie. E mentre si getta nel cassonetto 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti perfettamente commestibili, ogni anno 36 milioni di persone muoiono per fame e ben 868 milioni soffrono di malnutrizione.