• Articolo Roma, 3 settembre 2015
  • Escono i dati Istat sulle aziende agricole

    La cementificazione ha messo in ginocchio l’agricoltura italiana

  • Coldiretti lancia l’allarme: 690 mila ettari di terreno sono stati sottratti all’agricoltura dalla cementificazione, aumentando il rischio idrogeologico

La cementificazione ha messo in ginocchio l’agricoltura italiana 1

 

(Rinnovabili.it) – «Negli ultimi 10 anni l’agricoltura italiana ha assistito alla crescita esponenziale di un fenomeno allarmante: sono infatti stati sottratti all’attività agricola 690 mila ettari di terreno, a causa della cementificazione o per l’abbandono dei campi, soprattutto nelle aree interne, con un impatto drammatico sull’assetto idrogeologico del territorio, colpito in questi anni da frane e alluvioni». Così scrive la Coldiretti sul proprio sito, dopo aver analizzato i dati Istat relativi alla struttura delle aziende agricole.

Il fenomeno ha una portata molto vasta, spiega l’associazione, investendo una superficie pari a un milione di campi da calcio. Tutta quest’area è stata abbandonata o invasa dal cemento, che non è in grado di assorbire le precipitazioni sempre più violente a seguito del cambiamento climatico.

 

La cementificazione ha messo in ginocchio l’agricoltura italiana 2

 

Ci siamo abituati a chiamarle “bombe d’acqua”, e sono piogge sempre più intense e frequenti che impattano negativamente sull’agricoltura e sui suoli del nostro Paese.

«Per proteggere il territorio e i cittadini che vi vivono, l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento dell’attività agricola», scrive Coldiretti, lamentando la chiusura, in media, di 60 aziende al giorno dall’inizio della crisi nel 2007.

La cementificazione ha messo in ginocchio l’agricoltura italiana 4I dati dicono che oggi l’82% dei Comuni italiani ha una parte di territorio esposta al rischio di frane e alluvioni. I cittadini che abitano o lavorano in queste zone ad elevato rischio idrogeologico si aggirano intorno agli 8 milioni e mezzo.

 

«A questa situazione non è certamente estraneo un modello di sviluppo sbagliato – criticano i coltivatori diretti – che non ha investito sulla prevenzione, valorizzando l’agricoltura e il lavoro nelle campagne, che da sempre svolge un importante ruolo nel presidio del territorio».

È per questo che il 2015 è stato scelto dalla FAO come anno internazionale dei suoli (International Year of Soils), allo scopo di promuovere politiche e azioni mirate alla protezione delle risorse della terra.

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

Puoi usare questi HTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Current ye@r *