• Articolo San Paolo, 26 marzo 2019
  • Il Brasile apre alla costruzione di nuove centrali idroelettriche in Amazzonia

  • Il Ministro dell’Ambiente, Ricardo Sales, chiede all’Ibama, l’Agenzia per la protezione ambientale del Brasile, di liberarsi da vincoli ideologici e agevolare il processo

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Il 65% dell’energia del Brasile viene prodotta dalle centrali idroelettriche

(Rinnovabili.it) – Il Governo brasiliano potrebbe valutare la costruzione di nuove centrali idroelettriche all’interno della regione amazzonica. Secondo quanto riportato dal Ministro dell’Ambiente, Ricardo Salles, l’amministrazione Bolsonaro si sarebbe “scrollata di dosso” le interferenze ideologiche che bloccavano i processi di concessione delle licenze e sarebbe quindi pronta a considerare eventuali progetti infrastrutturali energetici anche all’interno dell’Amazzonia.

 

Intervenuto a un seminario organizzato dall’associazione per le relazioni governative Abrig, Salles ha affermato che spetta all’Agenzia per la protezione ambientale, l’Ibama, valutare i rischi connessi a nuovi progetti di centrali idroelettriche e che gli esperti dovranno effettuare tali considerazioni basandosi solo su basi tecniche e non dogmatiche: “E’ importante ricordare che le licenze ambientali non sono uno strumento per dire ‘no’ – ha affermato Salles – Piuttosto sono un mezzo per determinare sotto quali condizioni sia possibile dire ‘si'”.

 

Secondo il ministro, il compito dell’Ibama dovrebbe essere quello di valutare rischi e benefici di un progetto, capire se sia possibile adottare misure per mitigare i danni e permettere allo stesso di andare avanti.

L’Agenzia di protezione ambientale del Brasile è sotto pressione del Ministero dell’Ambiente già da tempo: la scorsa settimana, l’Ibama annunciava con un comunicato che non avrebbe più intrattenuto rapporti con la stampa e che ogni domanda inerente il suo operato era da rivolgere all’ufficio comunicazione del ministero.

 

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Salles ha ammesso che l’eventuale costruzione di centrali idroelettriche in Amazzonia non può seguire lo stesso iter di quelle realizzate in altre regioni del Brasile proprio a causa delle particolari condizioni di biodiversità che caratterizzano l’ecosistema.

 

Il 65% dell’energia elettrica del Brasile viene prodotta dalle centrali idroelettriche, mentre in Amazzonia appena due fiumi non sono ancora stati “dotati” di dighe e turbine, il Rio Negro e il Tapajós. Sui 2291 chilometri di quest’ultimo è in stallo uno dei progetti energetici più ambiziosi del Paese: la costruzione di un sistema di 43 dighe, di cui 2 già ultimate.

 

Il ministro, tuttavia, ha anche chiarito che a suo avviso le decisioni “dogmatiche” in materia di protezione ambientale prese dalla precedente amministrazione avrebbero avuto effetti compromettenti per lo stesso ambiente. A riguardo ha citato il caso dello Stato del Roraima, a nord del Paese, dove negli ultimi anni è stata bloccata la costruzione di una linea di approvvigionamento energetico che lo collegasse alla rete nazionale. Ad oggi, lo Stato dipende dai rifornimenti provenienti dal Venezuela, ma a causa dell’instabilità politica ed economica del Paese, soffre di continui blackout e si trova costretto a dipendere dalla produzione di energia alimentata da energie fossili.

 

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